Le previsioni sul prezzo del Brent volano a 90 dollari, HSBC avverte: rischio 120

Il petrolio non si ferma più. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, spinto da una escalation militare tra Stati Uniti e Iran che sta ridisegnando gli scenari energetici globali, e HSBC ha appena rivisto al...
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Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Il petrolio non si ferma più. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, spinto da una escalation militare tra Stati Uniti e Iran che sta ridisegnando gli scenari energetici globali, e HSBC ha appena rivisto al rialzo le sue previsioni prezzo Brent per il prossimo biennio. La banca britannica ha portato la stima per il 2026 da 80 a 90 dollari al barile, un salto che racconta quanto la crisi nello Stretto di Hormuz sia diventata un problema strutturale, non più un episodio passeggero.
HSBC rivede le previsioni sul prezzo del Brent in piena crisi nello Stretto di Hormuz La revisione di HSBC riflette la convinzione che i prezzi elevati non siano una fiammata temporanea, ma il nuovo punto di equilibrio del mercato. L’analista senior della banca, Kim Fustier, ha avvertito che il mercato petrolifero non tornerà in equilibrio prima della metà del 2027, un orizzonte che allunga sensibilmente i tempi della crisi rispetto alle attese iniziali. Non è solo il 2026 a essere stato rivisto.
Dinamiche di mercato
HSBC ha alzato in modo netto anche l’outlook per il 2027, portandolo a 85 dollari al barile da 65, un incremento di venti dollari che segnala quanto la banca ritenga durature le tensioni sull’offerta. Per il 2028 e oltre, invece, la stima si assesta a 75 dollari, un livello che indica un’attesa parziale normalizzazione ma non un ritorno ai prezzi sotto i 70 dollari che caratterizzavano i periodi più tranquilli. Prezzi Brent elevati riflettono la tensione strutturale sull’offerta Il fatto che le nuove stime di HSBC restino comunque sotto i prezzi spot attuali, con il Brent scambiato sopra i 100 dollari, dice molto sulla natura della crisi.
Non si tratta di una previsione che rincorre il mercato, ma di un tentativo di stimare dove si stabilizzeranno i prezzi una volta che la fase più acuta dello scontro si sarà attenuata. Effetti della crisi nello Stretto di Hormuz sull’offerta globale di petrolio Lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo tra Iran e Oman attraverso cui normalmente passa circa un quinto del consumo mondiale giornaliero di petrolio, è diventato il vero epicentro della crisi energetica. I flussi attraverso lo stretto si sono stabilizzati intorno a 6 milioni di barili al giorno, appena il 30% dei livelli precedenti al conflitto: un crollo che ha stravolto gli equilibri dell’offerta globale.
Interruzioni nella fornitura e difficoltà diplomatiche A luglio 2026 era naufragato un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che avrebbe dovuto stabilizzare il transito petrolifero attraverso lo stretto. Quel fallimento diplomatico ha spento la principale fonte di ottimismo del mercato su una risoluzione a breve termine, e le stime di Fustier ne rispecchiano le conseguenze. Da allora la situazione si è ulteriormente deteriorata.
Impatto sui mercati
Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti hanno colpito tre petroliere iraniane in risposta ad attacchi missilistici iraniani contro due navi da guerra statunitensi, mentre Teheran avrebbe tentato un secondo attacco, non dichiarato pubblicamente, contro navi della Marina USA. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito l’attacco alle petroliere un “crimine di guerra” e un atto di “guerra economica”. Nel frattempo, militanti Houthi legati all’Iran hanno colpito impianti energetici in Arabia Saudita, causando incendi e fermi temporanei di alcune operazioni: più di 70 civili sono rimasti feriti negli attacchi, secondo il ministero degli Esteri saudita.
Tempi previsti per il recupero del flusso di petrolio Nonostante il quadro complicato, HSBC mantiene un’ipotesi di recupero graduale: i flussi dovrebbero risalire a 8 milioni di barili al giorno entro fine 2026 e a 9,5 milioni entro la metà del 2027. Anche in questo scenario relativamente favorevole, i volumi di transito resterebbero ben al di sotto delle medie storiche per più di un anno, un dato che spiega perché la crisi petrolio Stretto di Hormuz continui a pesare sulle stime a medio termine di tutte le banche d’affari. Scenari di mercato e rischi di volatilità del prezzo Il rischio più concreto per gli operatori è quello di un nuovo balzo dei prezzi se le trattative diplomatiche dovessero fallire ulteriormente.
Nello scenario di stallo prolungato disegnato da HSBC, con transito ancora depresso e assenza di accordi, il Brent potrebbe arrivare a 120 dollari al barile prima di attenuarsi nel corso del 2027. Rischi di picchi di prezzo se falliscono le trattative diplomatiche HSBC non è la sola a vedere questo pericolo. Anche Goldman Sachs ha alzato le proprie stime, portando il Brent a 85 dollari e il WTI a 80 dollari per dicembre 2026, con obiettivi rispettivamente di 80 e 75 dollari per il 2027.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.





