Truffe con le criptovalute: che cosa fare (e da chi non farsi aiutare)

Chi è stato truffato con le criptovalute, quando arriva in studio, comincia quasi sempre con la stessa frase: “Non pensavo potesse succedere a me”, e traspare un evidente senso di vergogna. È una reazione comprensibile:...
Bitcoin 1 Minute
Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Chi è stato truffato con le criptovalute, quando arriva in studio, comincia quasi sempre con la stessa frase: “Non pensavo potesse succedere a me”, e traspare un evidente senso di vergogna. È una reazione comprensibile: dietro questi episodi spesso ci sono vite e famiglie distrutte e danni, non solo economici, talvolta irrimediabili. Il fenomeno è stato analizzato attentamente dall’intergruppo parlamentare su asset digitali e blockchain, in cui ho l’onore di coordinare il tavolo di lavoro su frodi cripto e rapporti con le forze dell’ordine.
Lavorando a stretto contatto con la magistratura e soprattutto con i vertici delle forze di polizia (Carabinieri, Polizia di Stato e GdF) lo scopo di questo tavolo tecnico è capire come si possano rendere più incisive le norme a tutela di risparmiatori e investitori e formulare proposte concrete sulla base delle quali avviare iniziative legislative. Il punto è che, nonostante le elevatissime competenze messe in campo, non è affatto un lavoro facile. Il caso Fideuram: perché nessuno è al riparo Nelle ultime settimane si è parlato molto di un caso clamoroso.
Dinamiche di mercato
Nel febbraio 2026 l’allora presidente di Fideuram, banca private del gruppo Intesa Sanpaolo, riceve un messaggio WhatsApp che sembra arrivare dall’amministratore delegato del gruppo. Segue una telefonata: la voce è quella di un noto avvocato d’affari, ricostruita con l’intelligenza artificiale. Poi una serie di email, con le coordinate di conti bancari esteri.
Risultato: circa 95 milioni di euro vengono trasferiti a conti in Cina e a Hong Kong. È solo grazie a un allarme tempestivo che una parte rilevante è stata bloccata e recuperata. Tuttavia, circa 36 milioni, convertiti in bitcoin, sono ancora oggetto delle ricerche della Procura di Milano.
In questo caso non era una truffa sul trading, ma il meccanismo e gli ingredienti sono sostanzialmente gli stessi: fiducia, urgenza, tecnologia. Ora, il bersaglio era un banchiere di lungo corso, ai vertici di una grande banca, con tutta l’immaginabile esperienza e con tutti i presidi di sicurezza che una grande banca ha a disposizione. Se c’è cascato lui, è difficile pensare che una persona comune possa essere al riparo.
Impatto sui mercati
Qui non è una questione di ingenuità. È una questione di metodo: queste truffe sono costruite da organizzazioni strutturate, con call center, copioni, piattaforme e con la miglior tecnologia disponibile, in un piano curato in ogni dettaglio. E oggi, sempre più spesso, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo decisivo.
C’è però un’altra ragione pratica per superare la vergogna in fretta: dopo la scoperta, il tempo conta. Conta per le prove, che spariscono velocemente. Conta per i fondi, che vengono spostati altrettanto velocemente e dei quali si rischia di perdere le tracce.
E conta per i termini della querela, che sono brevi. Cerchiamo di capire meglio come funzionano le truffe più diffuse, che cosa fare subito, che cosa aspettarsi ragionevolmente da una querela. Cerchiamo anche di capire da chi, invece, è meglio non farsi aiutare.
I mercati delle criptovalute seguono da vicino questo sviluppo, mentre gli investitori valutano il potenziale impatto sui prezzi.





