
200 milioni a Trump e 150 miliardi di tagli: i rimpianti politici di Elon Musk
Elon Musk si è lasciato travolgere dalla politica. Lo ha ammesso lui stesso, senza troppi giri di parole, in una lunga intervista rilasciata all’Economist: “I got carried away, frankly” — mi sono fatto prendere la mano,...
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Ecco gli ultimi aggiornamenti dai mercati delle attività digitali: Elon Musk si è lasciato travolgere dalla politica. Lo ha ammesso lui stesso, senza troppi giri di parole, in una lunga intervista rilasciata all’Economist: “I got carried away, frankly” — mi sono fatto prendere la mano, francamente. I rimpianti politici di Elon Musk emergono così in tutta la loro chiarezza, a distanza di mesi dal suo controverso ruolo nell’amministrazione Trump e dalla gestione del cosiddetto “dipartimento per l’efficienza governativa”.
Punti chiave Musk ha finanziato la campagna elettorale di Donald Trump nel 2024 con 200 milioni di dollari e ha guidato il Doge, sovrintendendo a 150 miliardi di dollari di tagli al bilancio federale. Ha dichiarato che, potendo tornare indietro, avrebbe preferito concentrarsi sulle sue aziende invece di guidare il Doge. Prevede che l’intelligenza artificiale potrebbe superare l’insieme dell’intelligenza umana entro cinque anni e che i robot potrebbero rendere il lavoro opzionale entro dieci anni.
Dinamiche di mercato
Sostiene che il Regno Unito potrebbe precipitare in una guerra civile entro 20 anni e che qualsiasi accordo di pace in Ucraina dovrebbe includere guadagni territoriali per la Russia. Punta a portare esseri umani su Marte entro il 2028 e progetta data center spaziali per alimentare la sua divisione di intelligenza artificiale. I rimpianti politici di Elon Musk e il ruolo nell’amministrazione Trump L’intervista, una conversazione di 90 minuti registrata in una fabbrica Tesla in Texas per la piattaforma video The Insider dell’Economist, è la prima che Musk ha rilasciato dopo la quotazione in borsa di SpaceX — evento che ha fatto schizzare la sua ricchezza personale fino a un picco di 1.
250 miliardi di dollari, prima di ridiscendere intorno ai 750 miliardi. Il supporto finanziario alle elezioni 2024 e il Doge Nel 2024 Musk aveva scommesso sull’elezione di Trump con 200 milioni di dollari in finanziamenti diretti. Poi era arrivata la nomina a capo del Doge, il controverso dipartimento per l’efficienza governativa, con il mandato di sfoltire la spesa pubblica federale: il risultato sono stati 150 miliardi di dollari di tagli — definiti “dannosi” da molti osservatori — e decine di migliaia di dipendenti federali spinti fuori dall’amministrazione.
Già in dicembre, in un podcast con Katie Miller, moglie del consigliere della Casa Bianca Stephen Miller, Musk aveva lasciato intendere che l’esperienza non si era rivelata all’altezza delle aspettative. “Credo che invece di fare il Doge avrei lavorato sulle mie aziende”, aveva detto allora. Nell’intervista all’Economist quella riflessione si è fatta più esplicita, anche se Musk non ha approfondito i dettagli del suo disincanto.
Impatto sui mercati
Tra esaltazione e consapevolezza Eppure, la stessa intervista rivela una contraddizione tipicamente muskiana: da un lato il rimpianto per essersi allontanato dalle sue imprese, dall’altro la soddisfazione per l’attenzione e l’influenza guadagnate. “Le persone non si rendono conto che quello che dico si realizzerà”, ha dichiarato, con un tono che l’Economist ha paragonato a quello di una moderna Cassandra — almeno nella sua stessa testa. È un ritratto ambivalente.
Musk sa di aver pagato un prezzo, ma non sembra del tutto dispiaciuto di averlo fatto. Previsioni futuristiche su intelligenza artificiale ed economia Il cuore dell’intervista non è la politica, però. È l’intelligenza artificiale — e le sue implicazioni per il futuro del lavoro, del denaro e della società.
L’AI potrebbe superare l’intelligenza umana: questione di cinque anni Secondo Musk, entro cinque anni i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero superare la somma di tutta l’intelligenza umana. Entro dieci anni, i robot in fabbrica e negli uffici potrebbero aprire un’era di tale “straordinaria abbondanza” da rendere il denaro sostanzialmente privo di senso. Non si tratta solo di una previsione tecnologica: è una visione sistemica che porta con sé conseguenze economiche radicali.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




