
Bending Spoons vale $18,4 miliardi al debutto Nasdaq: può reggere il ritmo?
Un’azienda italiana nata nel 2013 da cinque ragazzi sotto i trent’anni vale oggi 18,4 miliardi di dollari e ha appena fatto il suo debutto sul Nasdaq. Il debutto di Bending Spoons al Nasdaq non è solo una storia di...
Bitcoin 1 Minute
Uno sviluppo di rilievo scuote i mercati delle criptovalute. Un’azienda italiana nata nel 2013 da cinque ragazzi sotto i trent’anni vale oggi 18,4 miliardi di dollari e ha appena fatto il suo debutto sul Nasdaq. Il debutto di Bending Spoons al Nasdaq non è solo una storia di successo imprenditoriale: è la dimostrazione che un modello di business considerato atipico — comprare aziende tech in difficoltà, trasformarle e ricavarne profitti — può scalare fino alle dimensioni di una delle borse più competitive al mondo. Punti chiave Bending Spoons ha fissato il prezzo dell’IPO a $29 per azione, sopra la forchetta iniziale di $26-$28, raccogliendo 1,68 miliardi di dollari.
La valutazione al momento del listing è di circa 18,4 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto agli 11 miliardi stimati nell’ultimo round di finanziamento del 2025. L’azienda ha completato oltre 50 acquisizioni, tra cui AOL, Vimeo e WeTransfer, e conta più di 400 milioni di utenti attivi mensili. Nel 2025 Bending Spoons ha chiuso con ricavi di 2,6 miliardi di dollari e un profitto di 500 milioni.
Dinamiche di mercato
Secondo le indicazioni di mercato, le azioni avrebbero aperto le contrattazioni con un premio di circa il 14% rispetto al prezzo IPO. Il debutto al Nasdaq: prezzo, raccolta e valutazione Il prezzo dell’IPO fissato a $29 per azione supera già la forchetta orientativa comunicata nei giorni precedenti, segnale di una domanda robusta da parte degli investitori istituzionali. Dall’offerta — che ha coinvolto la vendita di 57.
015 azioni ordinarie — sono arrivati complessivamente 1,68 miliardi di dollari. Di queste azioni, 34. 640 sono state offerte direttamente dalla società e le restanti 23.
375 da azionisti venditori. La chiusura formale dell’operazione era prevista per il 2 luglio 2026. Le indicazioni pre-apertura delle contrattazioni al Nasdaq suggerivano un avvio attorno al 14% sopra il prezzo di collocamento, un segnale che il mercato ha accolto con favore il posizionamento dell’azienda.
Impatto sui mercati
La valutazione complessiva di circa 18,4 miliardi di dollari — calcolata sulla base del numero di azioni in circolazione comunicato ai documenti SEC — rappresenta un salto notevole rispetto agli 11 miliardi assegnati all’azienda nell’ultimo round di finanziamento privato nel 2025. Un incremento superiore al 67% in meno di un anno, che riflette sia la crescita operativa sia l’appetito del mercato americano per modelli di aggregazione tech redditizi. I book-runner dell’operazione A guidare l’operazione come joint lead book-running managers ci sono tre nomi di peso: Goldman Sachs International, JPMorgan e Allen & Company LLC.
Accanto a loro, un pool di co-manager che include Wells Fargo Securities, Bank of America Securities, Jefferies, Evercore ISI, BNP Paribas, Mizuho, Societe Generale, Crédit Agricole CIB, e — dettaglio non secondario per una storia italiana — anche Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros – Banco BPM Group. Cinque under-30 a Copenaghen, poi Milano La storia di Bending Spoons inizia nel 2013, quando cinque giovani imprenditori tutti sotto i trent’anni fondano l’azienda a Copenaghen. Luca Ferrari, originario di Settimo di Pescina nel Veronese, e Francesco Patarnello, padovano, sono tra i nomi più associati alla guida del progetto.
Con loro, Matteo Danieli di Vicenza, Luca Querella di Torino e il polacco Tomasz Greber. L’azienda ha poi spostato la sede a Milano, dove oggi opera. Una scelta che ha consolidato Bending Spoons come uno dei casi più citati quando si parla di ecosistema tech italiano capace di competere su scala globale.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




