
Può un clone vocale AI ElevenLabs testimoniare per una vittima di omicidio?
Un tribunale dello Utah è alle prese con una domanda che nessuna corte americana si era mai posta prima: si può usare in aula la voce di una vittima di omicidio, ricostruita da un’intelligenza artificiale, per farla...
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Uno sviluppo di rilievo scuote i mercati delle criptovalute. Un tribunale dello Utah è alle prese con una domanda che nessuna corte americana si era mai posta prima: si può usare in aula la voce di una vittima di omicidio, ricostruita da un’intelligenza artificiale, per farla “testimoniare” oltre la morte? A Farmington, gli avvocati di Douglas Lovell, condannato per l’omicidio di Joyce Yost nel 1985, stanno cercando di impedire che i procuratori della Weber County utilizzino durante la prossima udienza per la sentenza un clone vocale AI ElevenLabs costruito a partire dalle registrazioni e dalle trascrizioni della vittima. Punti chiave I procuratori della Weber County vogliono riprodurre in aula un clone vocale AI della vittima Joyce Yost durante la prossima udienza per la sentenza.
Joyce Yost fu rapita e uccisa nel 1985 da Douglas Lovell, che sarà nuovamente giudicato per la sentenza nel febbraio 2027. Il clone è stato creato con il software di ElevenLabs, partendo da clip audio e trascrizioni delle testimonianze passate di Yost. Due esperti chiamati dalla difesa avvertono che la voce sintetica può generare un pregiudizio emotivo nei giurati e non offre garanzie di autenticità.
Dinamiche di mercato
Il giudice Michael DiReda deciderà entro metà novembre se ammettere questa prova, mai utilizzata prima in un caso di pena di morte. Procuratori propongono l’uso del clone vocale AI della vittima La richiesta della procura è semplice quanto inedita: far ascoltare alla giuria una ricostruzione sintetica della voce di Joyce Yost, la donna che Lovell rapì e uccise nella notte del 10 agosto 1985 per impedirle di testimoniare contro di lui in un processo per stupro. Il corpo di Yost non è mai stato ritrovato, ma Lovell ne ammise l’omicidio durante trattative per un patteggiamento nel 1993.
È già stato condannato a morte due volte, e in entrambi i casi la condanna è stata annullata in appello. Ora la giuria dovrà decidere di nuovo la sua sentenza, ed è in questo passaggio che si inserisce la battaglia legale sull’uso dell’intelligenza artificiale. Come è stato creato il clone vocale con ElevenLabs Per generare la voce sintetica, la procura ha usato uno strumento di ElevenLabs, fornendo al software clip audio autentiche della voce di Yost e la trascrizione di una testimonianza resa dalla donna durante un’udienza preliminare, tenuta prima della sua scomparsa.
Combinando questi materiali, il sistema ha prodotto un audio sintetizzato che riproduce le parole pronunciate all’epoca da Yost. È un utilizzo che porta il caso Yost, vecchio di quattro decenni, ai confini più avanzati dell’impiego dell’AI nelle aule di tribunale: di norma, quando un testimone non può più comparire, le corti si limitano a far leggere la trascrizione da una persona in carne e ossa. Gli esperti della difesa avvertono sui rischi delle prove vocali AI Secondo gli esperti convocati dalla defesa, affidarsi a una voce AI ElevenLabs per riportare in aula le parole di una vittima comporta rischi concreti sulla percezione dei giurati e sull’affidabilità della prova stessa.
Impatto sui mercati
Il team legale di Lovell ha chiamato due testimoni esperti per contestare l’ammissibilità del clone vocale davanti alla giuria. Bias emotivo e mancanza di segnali paralinguistici Il primo, Sameer Patil, dottore in informatica dell’University of California Irvine e professore associato all’University of Utah, ha riassunto le ricerche più recenti nel campo dell’interazione uomo-computer, spiegando che le persone tendono a trattare i contenuti generati dall’AI come se provenissero da un essere umano reale. Tutti sanno che è un’AI”, ha detto Patil.
“Non c’è nessun essere umano coinvolto, eppure le persone sviluppano attaccamenti emotivi. Si arrabbiano con lui come se fosse vivo, o lo descrivono come una cosa che esiste davvero”. Per Patil, questo comporta il rischio che i giurati trattino la ricostruzione della voce di Joyce Yost come autentica, anche se avvertiti in anticipo che si tratta di un prodotto artificiale.
Patil ha aggiunto un secondo punto tecnico decisivo: la trascrizione della testimonianza originale contiene solo le parole di Yost, non le sfumature paralinguistiche come intonazione o cadenza. Questo rende impossibile stabilire quanto l’output generato dal modello AI corrisponda davvero al modo in cui la donna si espresse in aula. “Suonare simile a Joyce Yost non significa essere accurati su quello, e di certo non significa essere accurati su come lei pronunciò quelle parole in quella testimonianza”, ha spiegato Patil.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.



