
Sanzioni USA criptovalute iraniane: OFAC scopre 3 milioni legati all’IRGC
Il Tesoro degli Stati Uniti ha rintracciato oltre 3 milioni di dollari in trasferimenti crypto tra l’exchange iraniano Shelbit e portafogli digitali collegati ai Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC), aprendo la...
Bitcoin 1 Minute
Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Il Tesoro degli Stati Uniti ha rintracciato oltre 3 milioni di dollari in trasferimenti crypto tra l’exchange iraniano Shelbit e portafogli digitali collegati ai Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC), aprendo la strada a una nuova ondata di sanzioni USA criptovalute iraniane firmate dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC). Il provvedimento, annunciato il 7 agosto, non colpisce solo la piattaforma ma anche il suo operatore e una rete di società da lui controllate in diversi paesi, ampliando ulteriormente la lista degli exchange iraniani già inseriti nella lista nera di Washington. Punti chiave Il Tesoro USA ha tracciato oltre 3 milioni di dollari trasferiti tra Shelbit e wallet legati all’IRGC.
OFAC ha sanzionato l’operatore di Shelbit e diverse società a lui collegate in più paesi. Shelbit è un exchange crypto iraniano già al centro di un’indagine su uno schema di elusione delle sanzioni da 4 miliardi di dollari. Le sanzioni rientrano nella campagna Economic Fury, pensata per bloccare i finanziamenti illeciti iraniani.
Dinamiche di mercato
L’azione arriva a poche settimane dalle sanzioni contro Nobitex, il maggiore exchange crypto dell’Iran. Il Tesoro individua i trasferimenti tra Shelbit e i portafogli IRGC Il dato che ha fatto scattare l’azione dell’OFAC è preciso: più di 3 milioni di dollari sono transitati tra i conti di Shelbit e una serie di indirizzi crypto ricondotti all’IRGC. Shelbit è un exchange di criptovalute iraniano già noto agli investigatori per il suo ruolo in una rete più ampia di finanziamenti legati alle forze armate della Repubblica islamica.
Il collegamento con l’IRGC non è un dettaglio marginale. Secondo un’inchiesta ripresa da CoinDesk, Shelbit sarebbe stato gestito dall’espatriato iraniano Siavash Kayvanpour da Dubai, e sarebbe al centro di uno schema di elusione delle sanzioni stimato in 4 miliardi di dollari. La piattaforma avrebbe fatto transitare centinaia di milioni di dollari attraverso grandi exchange globali, tra cui Binance, offrendo di fatto un canale di accesso ai mercati crypto internazionali per la banca centrale iraniana e altre entità già sanzionate.
Gli investigatori statunitensi ritengono che l’operazione sia strettamente legata all’IRGC, anche se non è riuscita a confermare un controllo diretto dei Guardiani della Rivoluzione sulla piattaforma. Un secondo filone dell’inchiesta racconta come una vasta rete di gioco d’azzardo illegale basata a Dubai avrebbe incanalato milioni di dollari in criptovalute proprio attraverso Shelbit, exchange privo di licenza. Il quadro che emerge è quello di un’infrastruttura finanziaria parallela, capace di mettere in comunicazione il denaro del gioco d’azzardo online con fondi legati a soggetti sanzionati.
Impatto sui mercati
OFAC colpisce l’operatore di Shelbit e le società collegate Non è solo l’exchange a finire nel mirino: l’OFAC ha sanzionato direttamente l’operatore di Shelbit e diverse società a lui riconducibili, sparse in più paesi. Questo tipo di designazione comporta il congelamento degli asset e restrizioni operative severe per chiunque, negli Stati Uniti o nel sistema finanziario globale, intrattenga rapporti commerciali con le entità colpite. È lo schema tipico con cui il Tesoro americano affronta le reti di elusione delle sanzioni: non basta bloccare la piattaforma, bisogna colpire anche le persone fisiche e le società satellite che ne garantiscono la continuità operativa.
Il caso Shelbit, con la sua rete internazionale di società di comodo, mostra quanto queste strutture siano pensate per resistere a un singolo colpo regolatorio. La campagna Economic Fury contro il finanziamento illecito iraniano Le nuove designazioni rientrano nella campagna statunitense denominata Economic Fury, l’iniziativa con cui Washington intende restringere i canali di finanziamento illecito dell’Iran, incluso quello che passa attraverso le criptovalute. L’obiettivo dichiarato è limitare la capacità di Teheran di generare e spostare risorse fuori dal sistema bancario tradizionale, usando exchange non regolamentati come ponte verso la liquidità globale.
Il contesto in cui si inserisce questa mossa aiuta a capirne la portata. Appena settimane prima, nel giugno 2026, il Tesoro aveva sanzionato Nobitex, il maggiore exchange di criptovalute dell’Iran, sempre per i suoi legami con l’IRGC. Le sanzioni contro Shelbit non sono quindi un episodio isolato, ma il tassello più recente di un’escalation pluriennale che punta a colpire ogni anello della catena: exchange centralizzati, reti di contrabbando di petrolio, società di comodo e ora anche piattaforme di scommesse online che si appoggiano alle crypto per muovere valore.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




