Sequestro della botnet sostenuta dalla Cina: l’FBI ferma spionaggio su Fed e NASA

Un attacco informatico durato 8 anni, capace di colpire la Federal Reserve, la NASA e persino il Senato degli Stati Uniti, si è fermato grazie a un’operazione tecnica tanto semplice quanto decisiva. L’FBI e il...
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Ecco gli ultimi aggiornamenti dai mercati delle attività digitali: Un attacco informatico durato 8 anni, capace di colpire la Federal Reserve, la NASA e persino il Senato degli Stati Uniti, si è fermato grazie a un’operazione tecnica tanto semplice quanto decisiva. L’FBI e il Dipartimento di Giustizia hanno annunciato mercoledì il sequestro di una serie di domini internet che sostenevano una vasta rete di dispositivi compromessi, utilizzata per anni da hacker legati a Pechino per infiltrarsi in obiettivi sensibili americani. Il sequestro della botnet sostenuta dalla Cina arriva dopo un’indagine che ha coinvolto anche il colosso delle telecomunicazioni Lumen, e segna uno dei colpi più rilevanti sferrati finora contro l’infrastruttura hacker legata al governo cinese.
Punti chiave L’FBI ha sequestrato i domini usati dalle piattaforme di hacking QScan e QTRouter, rendendole inoperabili. Le due piattaforme erano gestite dal gruppo cinese QTFY, impiegato dalla società Nanjing Xinjiuwei Network Technology Company. Tra i clienti di QTFY figurano il Ministero della Sicurezza di Stato cinese e l’Esercito Popolare di Liberazione.
Dinamiche di mercato
Le vittime includono NASA, Federal Reserve, Dipartimento di Giustizia, Senato USA e altre agenzie federali, con intrusioni datate almeno al 2018 e proseguite fino al 2026. Il sequestro dei domini che ha bloccato la botnet cinese Il sequestro dei domini ha reso inoperabili sia QScan che QTRouter, le due piattaforme di hacking al centro dell’inchiesta. Secondo i documenti giudiziari, resi pubblici presso il tribunale federale del distretto meridionale della California, questi indirizzi internet erano codificati direttamente nel malware delle due piattaforme: senza di essi, la rete non poteva più comunicare con i propri server di comando e controllo.
È un dettaglio tecnico che spiega perché l’operazione abbia avuto un impatto così immediato: non si è trattato di smantellare fisicamente migliaia di dispositivi compromessi in tutto il mondo, ma di tagliare il filo che li teneva collegati al centro operativo. Il Dipartimento di Giustizia ha precisato che le piattaforme servivano a colpire non solo infrastrutture critiche statunitensi, ma anche reti gestite da ospedali, fornitori di telecomunicazioni, compagnie energetiche, istituti finanziari e appaltatori della difesa. Un raggio d’azione che va ben oltre le agenzie governative citate nei titoli, e che dà la misura di quanto fosse estesa l’obiettivo strategico dietro questa infrastruttura offensiva.
Chi c’è dietro QTFY e Nanjing Xinjiuwei Network Tech Dietro l’operazione c’è un gruppo identificato dagli investigatori come QTFY, descritto nei documenti come sponsorizzato dallo Stato cinese. A gestirlo materialmente sarebbe stata la società Nanjing Xinjiuwei Network Tech, con sede in Cina, che secondo le carte processuali avrebbe creato e mantenuto operative le piattaforme di hacking. QTFY, secondo quanto riportato dal Dipartimento di Giustizia, offriva servizi di intrusione informatica a pagamento a una clientela che includeva direttamente il Ministero della Sicurezza di Stato della Repubblica Popolare Cinese e l’Esercito Popolare di Liberazione.
Impatto sui mercati
Le due piattaforme funzionavano come reti di offuscamento: nascondevano il traffico dannoso generato dagli hacker dietro migliaia di dispositivi connessi a internet compromessi, rendendo molto più difficile per i team di sicurezza risalire all’origine reale degli attacchi. È lo stesso meccanismo alla base di molte campagne di spionaggio digitale statale, dove l’anonimato tecnico diventa lo scudo principale per operare indisturbati per anni. Gli obiettivi colpiti: da NASA al Senato USA L’elenco delle vittime accertate racconta l’ampiezza della campagna.
Le intrusioni risalgono almeno al 2018 e hanno coinvolto NASA, la Federal Reserve, il Dipartimento dell’Energia, il Dipartimento di Giustizia, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani e i National Institutes of Health. Il caso più recente, e forse più preoccupante, riguarda il Senato degli Stati Uniti, i cui sistemi informatici sarebbero stati compromessi fino al 2026, secondo quanto riportato nell’affidavit presentato dal governo per ottenere l’ordine di sequestro dei domini. Il Dipartimento di Giustizia non ha fornito dettagli sull’entità del danno subito da queste agenzie né sulla natura precisa delle informazioni sottratte.
Questo silenzio sui contenuti effettivi delle intrusioni lascia aperta una domanda centrale: quanto a lungo e con quale profondità gli operatori di QTFY abbiano avuto accesso a sistemi che custodiscono dati su politica monetaria, ricerca spaziale e sicurezza nazionale. Perché la durata dell’operazione conta Il fatto che un’infrastruttura di questo tipo sia rimasta attiva dal 2018 fino al 2026 dice molto sulla resilienza delle reti di offuscamento cinesi e sulla difficoltà, per le agenzie di sicurezza occidentali, di individuare per tempo pattern di traffico anomalo generati da migliaia di dispositivi compromessi sparsi nel mondo. Non è un singolo attacco isolato, ma una infrastruttura persistente pensata per restare operativa nel tempo, cambiando obiettivi e adattandosi alle contromisure.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.





