Amodei vuole rallentare l’AI, Trump risponde: prima la competizione USA-Cina

Un CEO che chiede di frenare la corsa all’intelligenza artificiale e un presidente che risponde: mai, non con la Cina alle porte. È lo scontro che sta attraversando Washington e la Silicon Valley in questi giorni, e che...
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Uno sviluppo di rilievo scuote i mercati delle criptovalute. Un CEO che chiede di frenare la corsa all’intelligenza artificiale e un presidente che risponde: mai, non con la Cina alle porte. È lo scontro che sta attraversando Washington e la Silicon Valley in questi giorni, e che racconta meglio di ogni altro episodio quanto la competizione USA-Cina sull’AI stia condizionando ogni decisione politica e industriale del momento. Da un lato gli uomini che hanno costruito i modelli più avanzati del pianeta chiedono cautela.
Dall’altro la Casa Bianca e il Congresso temono che fermarsi anche per un istante possa significare consegnare a Pechino il primato tecnologico del secolo. Punti chiave Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha pubblicato una lunga lettera aperta per chiedere di “mettere un limite di velocità” allo sviluppo dell’AI. Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk hanno espresso pubblicamente il loro sostegno alla proposta su X.
Dinamiche di mercato
Anche Demis Hassabis, alla guida di Google DeepMind, ha offerto un appoggio, seppure prudente. Donald Trump ha respinto l’idea, sostenendo che gli Stati Uniti devono mantenere la leadership sull’AI rispetto alla Cina. Il presidente della Camera Mike Johnson ha avvertito che restrizioni frettolose potrebbero costituire una minaccia alla sicurezza nazionale.
I leader dell’industria AI chiedono di rallentare lo sviluppo I vertici delle principali aziende di intelligenza artificiale hanno chiesto, quasi in coro, di abbassare il ritmo con cui vengono sviluppati i modelli più potenti. È una richiesta che arriva proprio da chi ha più interesse a correre, e per questo pesa di più. La proposta di Dario Amodei, CEO di Anthropic Amodei ha pubblicato un saggio intitolato “We must pace the frontier”, nel quale sostiene che sia arrivato il momento di rallentare il ritmo di avanzamento dei modelli più avanzati.
La proposta si articola in tre passaggi: Anthropic si è impegnata unilateralmente a concedere a valutatori terzi un accesso equivalente a quello di un dipendente per verificare le pratiche di sicurezza e segnalare eventuali incidenti; il secondo passo prevede il coordinamento tra le principali aziende AI dei paesi democratici su standard comuni di sicurezza; il terzo chiama in causa una cooperazione tra governi democratici e governi autoritari. Amodei stesso, in un’intervista alla CBS News, ha ammesso che il nodo più difficile riguarda proprio le nazioni avversarie: se la Cina non seguisse lo stesso percorso di rallentamento, il vantaggio militare che ne deriverebbe renderebbe l’accordo quasi impossibile da mantenere. Il sostegno degli esecutivi di OpenAI e Alphabet La risposta dell’industria è arrivata rapida.
Impatto sui mercati
Sam Altman, pur avendo un rapporto storicamente teso con Amodei, ha scritto su X di condividere la necessità di “pace the frontier”. Elon Musk ha rincarato, definendo la revisione tra aziende concorrenti “il modo giusto” per iniziare un percorso di controllo reciproco. Demis Hassabis, alla guida di Google DeepMind, ha parlato di una direzione corretta per affrontare “questo momento critico”, pur riconoscendo che i dettagli vanno ancora definiti.
I politici USA contrari al rallentamento dell’AI Mentre l’industria chiede prudenza, la politica americana risponde con un secco no. Per Trump e per il presidente della Camera Johnson, fermare la corsa significa solo un rischio: lasciare campo libero a Pechino. La posizione di Donald Trump sulla leadership AI Secondo quanto riportato dal Financial Times, Trump ha dichiarato: “Guardate, stiamo guidando la Cina nell’AI… e francamente voglio che resti così, perché chi vince nell’AI, vince”.
Una frase che riassume l’intera logica dell’amministrazione: qualsiasi passo indietro sul fronte dello sviluppo tecnologico viene letto come una concessione strategica al rivale asiatico. Le preoccupazioni per la sicurezza nazionale del presidente della Camera Mike Johnson Johnson ha rincarato la dose in un’intervista alla CNN con Jake Tapper, definendo il rischio di imporre restrizioni troppo in fretta una possibile “minaccia alla sicurezza nazionale”. Ha invitato a non farsi prendere dal panico e ha avvertito che una regolamentazione approvata in fretta e furia dal Congresso, magari con una sessione d’emergenza, farebbe perdere agli Stati Uniti la corsa contro la Cina.
I mercati delle criptovalute seguono da vicino questo sviluppo, mentre gli investitori valutano il potenziale impatto sui prezzi.





