L'offensiva di Meloni sulla flessibilità, sull'energia è scontro aperto in Ue

Capitolo uno, paragrafo nove delle conclusioni. Tema, gli Ets. Non è neanche arrivata l'ora di pranzo e il Vertice Ue si arena al primo intoppo. Sul tavolo non c'è solo il mercato di scambio di emissioni di Co2. C'è il...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Capitolo uno, paragrafo nove delle conclusioni. Non è neanche arrivata l'ora di pranzo e il Vertice Ue si arena al primo intoppo. Sul tavolo non c'è solo il mercato di scambio di emissioni di Co2.
C'è il concetto di strategia energetica in senso lato, in bilico tra chi non vuole arretrare dalla transizione Green e la spinta di chi, come Giorgia Meloni, chiede con crescente vigore un freno, o comunque delle eccezioni, alle politiche europee sulle rinnovabili. Lo stallo è durato praticamente tutto il giorno, lasciando aperto il testo delle conclusioni. L'accordo è arrivato nella notte: "Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia si legge nel testo di conclusioni del Vertice Ue adottate dopo un lungo scontro tra i 27 sul dossier.
I dettagli
Il testo "ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l'impatto sui prezzi dell'energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell'Ets". Apertissimo è anche il capitolo della flessibilità. La premier, il tema lo ha posto, precisando che considerare il caro prezzi come fattore esterno determinante, da parte della Commissione, sarebbe necessario, sia pur entro le regole fiscali.
Ad appoggiarla in maniera aperta c'è stata solo la Grecia. E Ursula von der Leyen è tornata a sottolineare la necessità della cautela sui conti pubblici, spiegando, al tempo stesso, come l'unica misura "nel brevissimo periodo" possa essere la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica. All'Europa Building l'impressione è che il vento delle campagne elettorali che impegneranno i principali Paesi europei sia già arrivato.
I Nordici, che da tempo hanno fatto delle politiche green una bandiera, non hanno alcuna intenzione di cedere sul dossier. E perfino l'idillio tra la danese Mette Frederiksen e Meloni, su questo fronte, ha traballato. Germania e Francia si sono trasvestiti da mediatori.
Cosa dicono gli esperti
E hanno accelerato un percorso di convergenza che li porterebbe - mancano ancora le conferme ufficiali - ad un'intesa sul futuro dell'automotive che é destinata ad incidere sulle politiche Ue nei prossimi mesi. Roma, sul fronte Ets, ha fatto asse con i Paesi Visegrad, chiedendo che nelle conclusioni vadano considerati degli aggiustamenti necessari per la crisi dell'energia senza deviare dagli obiettivi climatici. L'Italia non vuole smantellare l'Ets 1 né vuole rinviare ulteriormente gli Ets 2 (che riguardano immobili e trasporti, e scatteranno nel 2028), sapendo bene che la partita sarebbe persa.
Anche perché, sul punto, non ha la sponda di Commissione, Berlino e Parigi. E delle tanti capitali convinte che la vera causa del caro energia sia la dipendenza dalle fonti fossili.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.



