
150 milioni in 4 anni: la causa SEC contro Ripple quasi cancellò l’azienda
Nel 2020, mentre la SEC sferrava la propria azione legale contro Ripple accusando la società di aver venduto XRP come titolo non registrato, Brad Garlinghouse e il co-fondatore Chris Larsen si trovarono davanti a una...
Bitcoin 1 Minute
Una notizia importante fa rumore nell’ecosistema blockchain. Nel 2020, mentre la SEC sferrava la propria azione legale contro Ripple accusando la società di aver venduto XRP come titolo non registrato, Brad Garlinghouse e il co-fondatore Chris Larsen si trovarono davanti a una scelta che pochi avrebbero immaginato: chiudere tutto o combattere. La causa SEC contro Ripple non fu solo una battaglia legale — fu una crisi esistenziale che avrebbe potuto cancellare l’azienda dalla mappa. Punti chiave Garlinghouse e Larsen considerarono seriamente di sciogliere Ripple e distribuire le riserve di XRP agli azionisti in forma proporzionale.
La decisione di resistere costò a Ripple circa 150 milioni di dollari in spese legali nell’arco di quattro anni. La giudice federale Analisa Torres stabilì che XRP di per sé non è un titolo finanziario, segnando una svolta cruciale per l’intero settore crypto. Il caso si concluse con un accordo a maggio, dopo che la nuova leadership della SEC adottò un approccio più accomodante verso le crypto.
Dinamiche di mercato
Il caso dimostra come l’incertezza regolatoria negli USA possa trasformare una disputa legale in una vera e propria questione di sopravvivenza aziendale. Il quasi fallimento di Ripple Garlinghouse ha raccontato la vicenda durante un intervento alla University of Kansas School of Business, scegliendo parole nette: la SEC aveva “potere e risorse infinite”, e affrontarla in tribunale non era affatto la strada ovvia. L’alternativa era concreta e strutturata.
Ripple deteneva una quantità significativa di XRP; l’idea era di trasferire quei token agli azionisti su base proporzionale e poi sciogliere la società. In questo modo, l’entità al centro dell’accusa sarebbe semplicemente scomparsa. Fu la prospettiva di centinaia di posti di lavoro a far pendere la bilancia.
“Con il senno di poi sono contento, ma all’epoca non era affatto scontato”, ha dichiarato Garlinghouse. Una frase che vale più di qualsiasi analisi: rivela quanto fosse reale il rischio che Ripple smettesse di esistere. Cosa prevedeva l’accusa della SEC La SEC contestò a Ripple di aver condotto una vendita di titoli non registrati attraverso XRP, citando in giudizio non solo la società ma anche Garlinghouse e Larsen a titolo personale.
Impatto sui mercati
Questo dettaglio trasformò l’azione legale da semplice enforcement aziendale a minaccia diretta per i singoli dirigenti. Garlinghouse ha sottolineato di aver incontrato funzionari della SEC quattro volte tra il 2017 e il 2019, sempre senza un avvocato presente, senza mai ricevere l’indicazione che XRP potesse essere trattato come un titolo. Quella storia di incontri senza avvertimenti formali divenne il cardine della difesa di Ripple: l’azienda non aveva ignorato le regole, ma aveva operato in un vuoto normativo che la stessa autorità di vigilanza non aveva mai risolto.
È qui che emerge la prima grande implicazione del caso. La SEC non aveva emesso linee guida chiare sui token prima di agire legalmente. Per le aziende crypto, questo significava che il rischio non era misurabile in anticipo: la classificazione di un asset poteva cambiare non attraverso una norma, ma attraverso un’azione giudiziaria.
150 milioni di dollari e una sentenza storica Garlinghouse ha quantificato il costo della battaglia: 150 milioni di dollari in quattro anni. Una cifra che dice molto sulla struttura del rischio per le aziende crypto negli Stati Uniti. Ripple era una delle realtà meglio capitalizzate del settore, eppure quella cifra ha pesato in modo significativo.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.




