
Adinolfi, viaggi alle Maldive e lingotti d’oro: le spese pazze con i soldi dei clienti
Leggi in app Seguici su Discover Adinolfi, viaggi alle Maldive e lingotti d’oro: le spese pazze con i soldi dei clienti di Giuseppe Scarpa (agf) Le motivazioni del gip che ha detto sì ai domiciliari: personaggio...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Seguici su Discover Adinolfi, viaggi alle Maldive e lingotti d’oro: le spese pazze con i soldi dei clienti di Giuseppe Scarpa (agf) Le motivazioni del gip che ha detto sì ai domiciliari: personaggio pericoloso e spregiudicato L'ascolto è riservato agli abbonati premium 09 Luglio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Mentre qualcuno aspettava di riavere i risparmi di una vita, quei soldi finivano sotto il sole delle Maldive. Finivano nell’acquisto di un orologio da 25 mila euro, di una barca, di un quadro, di un gommone. E poi di monete straniere comprate in una gioielleria romana.
Mentre qualcuno aspettava un bonifico che non sarebbe mai arrivato, quei soldi continuavano a prendere altre strade. È il percorso del denaro ricostruito dalla Guardia di finanza nell’inchiesta che ha portato ieri Mario Adinolfi ai domiciliari. Un percorso che racconta molto più di un conto corrente: racconta dove sarebbero finiti milioni di euro affidati da decine di persone convinte di entrare in un investimento capace di garantire rendimenti e capitale.
I dettagli
Ma l’inchiesta mette a fuoco anche un’altra storia. Quella di un patrimonio difficile da afferrare. A parte un’Audi A6, gli investigatori non trovano beni intestati ad Adinolfi.
Eppure dalle movimentazioni bancarie emergono acquisti di beni di lusso, perfino lingotti d’oro comprati nell’agosto del 2025 per 14 mila euro. Beni che sarebbero stati pagati con il denaro transitato sui suoi conti ma che non risultano riconducibili direttamente a lui. E i soldi, per gli investigatori, potrebbero non essersi fermati ai confini italiani: gli accertamenti sono arrivati fino a un conto corrente in Lituania.
È anche questo uno degli elementi che spinge il gip a disporre i domiciliari. Il pericolo è che il giornalista possa continuare a disperdere patrimonio e denaro rendendo impossibile il futuro recupero delle somme. Per il magistrato non si tratta di episodi isolati, ma di un meccanismo che si è alimentato per anni con l’ingresso continuo di nuovo denaro.
Cosa dicono gli esperti
Dall'aggressione all'inviato delle Iene alla rissa al Pride: gli scontri di Adinolfi on the road Quel meccanismo ha un nome preciso: “schema Ponzi”. Quello inventato all’inizio del Novecento dal finanziere italoamericano Charles Ponzi, fondato sull’ingresso continuo di nuovi capitali per pagare, almeno in parte, chi aveva investito prima, alimentando l’illusione che tutto funzionasse. È così che sarebbero stati distribuiti rimborsi e vincite parziali, sufficienti a rafforzare la fiducia e a convincere altri a versare denaro.
Le storie raccolte nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Maurizio Arcuri raccontano tutte la stessa parabola. C’è chi affida 143 mila euro e ne recupera 83 mila. Chi versa 152 mila euro e ne rivede appena 5 mila.
Chi investe oltre 221 mila euro e si ferma a 60 mila di restituzione. Altri non riavranno più nulla.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





