
Cobolli, Berrettini e Arnaldi: la non-scuola romana e quella ligure
Leggi in app Cobolli, Berrettini e Arnaldi: la non-scuola romana e quella ligure di Claudio Giua Matteo Berrettini () La rubrica Monday’s net 30 Maggio 2026 alle 22:59 5 minuti di lettura Ci volevano la partita più...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Cobolli, Berrettini e Arnaldi: la non-scuola romana e quella ligure di Claudio Giua Matteo Berrettini () La rubrica Monday’s net 30 Maggio 2026 alle 22:59 5 minuti di lettura Ci volevano la partita più lunga e gloriosa della carriera di Matteo Berrettini, la prova magistrale di Flavio Cobolli, l’impresa di Matteo Arnaldi nel match contro uno degli emergenti del circuito per confermarci che il tennis italiano non s’identifica soltanto con le vicissitudini di Jannik Sinner, con le sue visite mediche nelle cliniche bianconere, con i giorni di riposo da raccontare minuto per minuto, con gli spostamenti supersegreti che i direttori dei tg e dei giornali pretendono che i cronisti resocontino in tempo reale, nemmeno Jannik fosse Giorgia Meloni o Volodymyr Zelensky. E poi, lasciatemelo dire, agli ottavi di finale dello slam sulla terra rossa approdano i due giocatori italiani più empatici e quello che meglio rappresenta oggi la grande tradizione ligure del primo tennis club italiano, fondato nel 1878 a Bordighera. Facce, espressioni e accenti che ricordano Maurizio Arena e Vittorio Gassman, oppure un piemontese mezzo ligure come Fausto Coppi.
Oggi Berrettini ci ha fatto ringiovanire di qualche anno, riportandoci ai tempi delle semifinali e delle finali degli slam e dei Masters 1000, quando con i suoi risultati apriva la strada alla nouvelle vague del tennis azzurro maschile. Nel confronto con Francisco Comesana, che giovedì aveva eliminato Luciano Darderi, l’ex numero 6 al mondo ha saputo gestire per 313 minuti un avversario difficile, le temperature e i tassi d’umidità da Nairobi e un pubblico non schierato dalla sua parte. Non è stata tecnicamente una bella partita, prevalenza del servizio, troppi errori, rare giocate spettacolari, eppure ha incollato migliaia di spettatori alle seggiole della Court Simonne-Mathieu.
I dettagli
Il risultato, 7-6 5-7 6-7 6-4 7-6 (super tie-break 15-13), fa intuire parecchio della durissima battaglia ma non ne descrive la carica emotiva dovuta ai frequenti sorpassi e controsorpassi. Parlando con i giornalisti dirà più tardi, sfinito e raggiante: “Quando ho chiuso la partita ero esausto, fisicamente e mentalmente. Allo stesso tempo ero felicissimo.
In passato avete parlato spesso della mia testa, di quei momenti in cui non stavo dentro la partita: ecco, oggi io c’ero, ero presente. Quando corri e insegui per cinque ore sotto il sole, tendi a giocare solo con il braccio invece che con tutto il corpo: ti irrigidisci e provi a vincere lo scambio con il braccio soltanto. Non avevo la sicurezza di un paio d’anni fa, certo, ma sento di avere ancora le mie armi e di esserci, fisicamente.
Posso giocare bene e godermi quanto ho costruito con il lavoro. Tante altre volte ho sentito che il corpo c’era: partite come questa mi riportano qui, a crederci.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





