
Condannata Ilaria Salis: collaboratori licenziati senza giusta causa, risarcimento da 300mila
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Seguici su Discover Condannata Ilaria Salis: collaboratori licenziati senza giusta causa, risarcimento da 300mila euro di Viola Giannoli La sentenza in primo grado del tribunale di Milano, sezione Lavoro 22 Luglio 2026 Aggiornato alle 18:35 2 minuti di lettura llaria Salis, eurodeputata di Avs, è stata condannata dal tribunale per aver licenziato due suoi ex collaboratori a Bruxelles "senza giusta causa". Dovrà risarcirli di un totale di oltre 300mila euro. Ma presenterà ricorso.
È quanto stabilito dal giudice Franco Caroleo del Tribunale di Milano - sezione Lavoro con una sentenza - che accoglie le richieste di due ex collaboratori assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. I legali avrebbero cercato invano di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all'indirizzo ufficiale di residenza. Mentre Salis, raccontano, avrebbe appreso della condanna a Bruxelles, solo una volta che è stata emessa.
I dettagli
Salis, arrestata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante le manifestazioni del cosiddetto 'Giorno dell'Onore’, era stata eletta europarlamentare con Alleanza Verdi e Sinistra nel giugno del 2024. Accanto ha diversi collaboratori tra cui due liquidati dopo pochi mesi (nel febbraio 2025) e, secondo la sentenza, senza preavviso. I due contratti, entrambi con scadenza a fine del mandato parlamentare (16 luglio 2029), hanno sostanzialmente la stessa retribuzione (2.
000 euro al mese) e mansioni simili: lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all'estero, l'assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico. Secondo la denuncia, prima un'assistente riceve un recesso anticipato per il "venir meno del rapporto fiduciario" che trasforma la collaborazione in una "situazione di incompatibilità ambientale e personale"; quindi a un collega viene revocato l'incarico con effetto immediato "tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione". Una frattura insanabile.
Nel verdetto dello scorso marzo si sottolinea che "spetta certamente alla datrice di lavoro l'onere della prova della giusta causa", ma "nel rimanere contumace" Salis "non ha evidentemente assolto al proprio onere" e "deve quindi affermarsi l'insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati". Il risultato è un risarcimento del danno stabilito complessivamente in 300. 900 euro, per i mancati guadagni dei due collaboratori fino a fine mandato, e 10mila euro per le spese legali.
Perché, secondo il tribunale, in caso di recesso anticipato privo di giusta causa da un contratto a termine, il danno può essere liquidato in misura pari ai compensi che il collaboratore avrebbe percepito fino alla naturale scadenza del rapporto. A una collaboratrice, V. , spettano dunque 147.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.




