
Cronista minacciato, Patriciello: “Conosco Cappellari, corre un serio pericolo”
Leggi in app Cronista minacciato, Patriciello: “Conosco Cappellari, corre un serio pericolo” di Raffaele Sardo Dopo l’attentato al giovane giornalista vicentino parla il parroco di Caivano: “Lo conobbi nel suo paese,...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Cronista minacciato, Patriciello: “Conosco Cappellari, corre un serio pericolo” di Raffaele Sardo Dopo l’attentato al giovane giornalista vicentino parla il parroco di Caivano: “Lo conobbi nel suo paese, poi è venuto al Parco Verde” 31 Maggio 2026 alle 21:13 2 minuti di lettura È il 31 maggio, l’ultimo giorno del mese dedicato alla Madonna. Nella chiesa del Parco Verde di Caivano don Maurizio Patriciello deve ancora dire messa per chiudere il mese mariano, ma il telefono non smette di squillare. La notizia delle bottiglie incendiarie contro la casa del giovane cronista di Enego, Adriano Cappellari, gli è arrivata nella notte.
Il prete ha saputo delle minacce rivolte anche a lui e a Giorgia Meloni. Che c’entra un giovanissimo cronista della provincia di Vicenza, che scrive su un quindicinale locale, con il parroco di Caivano e con la premier? Tra una telefonata e l’altra, don Maurizio ricostruisce tutto dall’inizio.
I dettagli
«Adriano l’ho conosciuto grazie al parroco di Enego, un mio amico da anni. Mi aveva invitato nella sua parrocchia per un incontro sulle mafie e Adriano in quell’occasione faceva il moderatore. Un ragazzo in gamba».
A novembre dello scorso anno Cappellari ricevette la prima lettera anonima. Don Patriciello non lo sapeva. «Lui non mi aveva detto niente.
La polizia gli aveva consigliato di fare così, di non allarmare, di lasciare lavorare. Avranno avuto i loro buoni motivi». A febbraio di quest’anno nuova lettera di minacce.
Cosa dicono gli esperti
Questa volta anche a don Patriciello. «Si vedeva subito che era la stessa mano: la busta identica, gli stessi caratteri, lo stesso inchiostro rosso. Il contenuto era chiaro: condannavano a morte me, Adriano e Giorgia Meloni.
Scrivevano: “Tu parli e scrivi troppo, devi finire. Devono morire anche la Meloni e Patriciello”. Alla redazione del quindicinale su cui scrive Adriano, L’Altopiano, era arrivata un’altra lettera ancora più diretta: “Non vi vergognate ad avere in redazione una merda come Cappellari.
Lo dovete eliminare, altrimenti lo faremo noi e sarà peggio”. «Dentro le lettere c’erano fotografie. La mia, scattata sul palco a Enego durante quell’incontro sulle mafie.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





