
Dalla, Fossati & co, la musica non va tirata per la giacca
Leggi in app Dalla, Fossati & co, la musica non va tirata per la giacca di Gino Castaldo Vecchia storia quella dell’utilizzo delle canzoni a fini politici e propagandistici ma c’è chi dice no L'ascolto è riservato agli...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Dalla, Fossati & co, la musica non va tirata per la giacca di Gino Castaldo Vecchia storia quella dell’utilizzo delle canzoni a fini politici e propagandistici ma c’è chi dice no L'ascolto è riservato agli abbonati premium 20 Giugno 2026 alle 02:00 3 minuti di lettura Da Futura a Wonderwall c’è di mezzo il mare, anzi l’oceano, ma anche una lunga storia di inappropriati accostamenti. Vecchia storia quella dell’utilizzo delle canzoni a fini politici e propagandistici, di solito sgradita alle parti in causa.
La prima, onorevole, volta grazie alla quale la moderna canzone italiana entrò in Parlamento la si dovette a Bettino Craxi che nel 1981 citò in un discorso ufficiale Viva l’Italia di Francesco De Gregori. E fin lì niente da dire, la citazione è un atto legittimo, perfino lusinghiero, a parte il fatto che con somma delusione di Craxi, che del cantautore si riteneva amico, De Gregori incise poi una canzone piuttosto feroce, La ballata dell’uomo ragno con i seguenti versi: “È solo il capobanda ma sembra un faraone, ha gli occhi dello schiavo e lo sguardo dal padrone, si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone” nei quali molti vollero ravvisare proprio il leader socialista.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





