
Difesa, lite in maggioranza: no dei governatori di destra ai fondi Ue per l’energia
Leggi in app Difesa, lite in maggioranza: no dei governatori di destra ai fondi Ue per l’energia di Giuseppe Colombo Non solo il pressing su Bruxelles per Safe: muro dei presidenti di Regione. Crepe anche dentro Forza...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Difesa, lite in maggioranza: no dei governatori di destra ai fondi Ue per l’energia di Giuseppe Colombo Non solo il pressing su Bruxelles per Safe: muro dei presidenti di Regione. Crepe anche dentro Forza Italia tra Tajani e Mulè L'ascolto è riservato agli abbonati premium 30 Maggio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura ROMA - Il braccio di ferro con l’Europa sulla flessibilità per armi e bollette. E quello con i partiti di maggioranza in Italia, a cui si aggiunge (novità) il malumore dei governatori di destra per i fondi Ue dirottati sul caro energia.
Alla ricerca disperata di soldi per aiutare famiglie e imprese, Giorgia Meloni deve misurarsi con un crescendo di grattacapi. Il primo grande scoglio è Safe, il programma di prestiti comunitari per rafforzare la difesa. Ad oggi sono 5 i Paesi che hanno firmato per l’attivazione dello strumento e tra questi non c’è l’Italia, come hanno rimarcato ieri da Palazzo Berlaymont, proprio mentre il commissario Piotr Serafin certificava il primo pre-finanziamento: 6,6 miliardi alla Polonia.
I dettagli
La premier ha deciso di non utilizzare i 14,9 miliardi di prestiti prenotati per le armi. Saranno appena 4-5 miliardi. Una mossa che prova a mettere pressione a Bruxelles in vista di mercoledì prossimo, quando la Commissione europea risponderà alla richiesta di Roma di estendere la deroga al Patto all’energia.
Ma nemmeno questa scelta sembra mettere d’accordo tutti nel centrodestra. La Lega avrebbe voluto rinunciare del tutto all’operazione. E infatti si fa vivo l’iper salviniano Claudio Borghi: «Con il Safe si sceglie di finanziarsi indebitandosi con l’Unione europea.
E ha un costo che è quello di consentire alla Ue di sindacare su quello che facciamo con i soldi presi a prestito, esattamente come il Pnrr». Sull’altro fronte si apre una crepa in Forza Italia. Antonio Tajani si è detto favorevole alla riduzione dei prestiti per il riarmo in questa fase, ma il vicepresidente azzurro della Camera, Giorgio Mulè, è molto critico su questa scelta: «Noi rinunciamo ai 14 miliardi del Safe cedendo alla demagogia, l’Italia non ha capacità di difesa dei suoi confini.
Cosa dicono gli esperti
Il giorno che il primo drone varcherà le Alpi, guai a chi si lamenterà della mancanza di difesa». Altro problema per Meloni: le tensioni corrono su più livelli. In Parlamento come sui territori.
Lo scambio difesa-energia è messo a dura prova anche dai presidenti di Regione eletti con il centrodestra. La contrarietà a utilizzare i fondi di coesione per gli aiuti contro i rincari piccona l’exit strategy che a palazzo Chigi si sta costruendo per ovviare a un sempre più probabile no di Bruxelles alla flessibilità. Come la tela di Penelope: mentre i tecnici del governo passano al setaccio la spesa dei fondi europei, per dirottare risorse verso l’energia (5 miliardi), i governatori provano a fermare il tentativo prima ancora che prenda forma.
Tra l’altro – altro grattacapo – il malumore non conosce distinguo dentro la coalizione.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




