
Erri De Luca, il sionismo e la lotta continua al dizionario
Leggi in app Erri De Luca, il sionismo e la lotta continua al dizionario di Stefano Cappellini Erri De Luca () La caccia allo scrittore sotto accusa per le sue parole a un giornale israeliano L'ascolto è riservato agli...
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Erri De Luca, il sionismo e la lotta continua al dizionario di Stefano Cappellini Erri De Luca () La caccia allo scrittore sotto accusa per le sue parole a un giornale israeliano L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Maggio 2026 alle 11:31 3 minuti di lettura Da molti giorni Erri De Luca è sotto il fuoco di attacchi pubblici durissimi. Ormai si chiamano così: shitstorm. Significa che intorno a De Luca soffia aria pesante e non profumatissima.
È successo che pochi giorni fa, trovandosi a Gerusalemme per un festival letterario, lo scrittore ed ex dirigente di Lotta continua ha dato un’intervista a un giornale israeliano, rilanciata in Italia dal Foglio, e ha detto due cose che non sono piaciute. La prima: non è appropriato parlare di genocidio contro il popolo palestinese. Sostiene De Luca: “So benissimo cosa sia un genocidio, applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale”.
I dettagli
La seconda: ha usato per sé la definizione di “sionista”. La frase testuale: “In Italia, e in gran parte dell’Occidente, oggi sionista è una maledizione. Un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile.
Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria”. La reazione di un pezzo di opinione pubblica è stata furente. Le parole di De Luca sono state bollate come quelle di un “vecchio maschio bianco”, categoria che nella graduatoria woke rappresenta il grado massimo di privilegio e dunque il grado minimo di attendibilità e libertà di parola.
In molti hanno giurato che non compreranno mai più un libro di De Luca. Comprensibilmente turbato dall’effetto delle sue parole – anche se mai quanto la sua casa editrice – De Luca ha ritenuto di pubblicare un post di precisazioni. Non è tornato sulla questione genocidio, forse anche perché rassegnato all'evidenza che ormai è sufficiente contestare la definizione, pur riconoscendo i crimini di guerra israeliani, per essere considerati dei turpi collaborazionisti.
Cosa dicono gli esperti
Ha invece voluto spiegare la questione del sionismo: “Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine.
Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista.
(…) Questa evidenza e la constatazione che chi crede in due Stati è sionista sono state ricevute come una grave provocazione. Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese che naturalmente condivido. È accaduto e me ne dispiace”.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





