
I padroni di Bab el Mandeb, nella “porta del lamento” si risvegliano gli Houthi
Leggi in app I padroni di Bab el Mandeb, nella “porta del lamento” si risvegliano gli Houthi di Gianluca Di Feo Qui ogni isola è strategica. Ora la situazione potrebbe essere vantaggiosa per i guerriglieri L'ascolto è...
Russia — Trump and Putin will meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app I padroni di Bab el Mandeb, nella “porta del lamento” si risvegliano gli Houthi di Gianluca Di Feo Qui ogni isola è strategica. Ora la situazione potrebbe essere vantaggiosa per i guerriglieri L'ascolto è riservato agli abbonati premium 02 Giugno 2026 alle 01:00 3 minuti di lettura Il nome arabo dice tutto. Bab el Mandeb è “la porta del lamento”, in ricordo del terremoto che nella notte dei tempi ha separato due continenti.
Un grido di dolore che continua ad echeggiare nei secoli. È un passaggio di soli trenta chilometri, un vero nodo scorsoio in grado di soffocare la navigazione mondiale e strangolare il commercio globale. Per questo lo Stretto che chiude il Mar Rosso non conosce pace.
I dettagli
Quando è stato inaugurato il Canale di Suez, ogni isoletta è diventata strategica. Perim si trova proprio nel mezzo ed è il simbolo di questa lotta: poco più di uno scoglio circondato da acque cristalline, per cui si sono scontrati gli imperi. Prima sono sbarcati i portoghesi, quindi i francesi.
Gli inglesi li hanno scacciati ma negli anni Settanta gli egiziani, armati dai sovietici, hanno preso il controllo. Il tramonto della Guerra Fredda sembrava avere chiuso la stagione dei rapporti di forza. Sono comparsi gli Houthi, la milizia islamista che grazie all’alleanza con l’Iran si è impadronita di gran parte dello Yemen.
Nel 2015 infine hanno fatto irruzione sauditi ed emiratini, che nel segreto vi hanno costruito un aeroporto. Iran, le news sulla guerra in diretta Hormuz-Bab el Mandeb: il 30 per cento delle merci passa da lì Nella “porta del lamento” si risvegliano gli Houthi Trump chiama Hezbollah e striglia Netanyahu: “Devi fermarti” Ben-Gvir contro Netanyahu: “Dobbiamo ribellarci a Trump” Iscriviti a "La sottile linea rossa", la nuova newsletter di Gianluca Di Feo Pure noi italiani abbiamo cercato di entrare nel grande gioco dalla colonia eritrea. Abbiamo piazzato cannoni sull’arcipelago Dahlak, più a nord dello Stretto, e creato una base navale a Massaua.
Cosa dicono gli esperti
In teoria, potevamo stroncare le rotte britanniche più importanti ma i disegni del fascismo sono stati velleitari e, nonostante l’eroismo degli equipaggi, nel 1940 la Royal Navy ha spazzato via la squadra della Regia Marina. Parigi invece è sempre rimasta nella partita grazie al possedimento di Gibuti. L’indipendenza ha lasciato sul posto la guarnigione della Legione Straniera.
Le autorità locali hanno fatto mercato della posizione e accolto installazioni militari americane, cinesi, italiane. Neppure Israele ha rinunciato a ritagliarsi un trampolino affacciato su Bab el Mandeb e sostiene il riconoscimento del Somaliland, il territorio ex inglese della Somalia, dove i moli di Berbera fanno gola anche alla Russia di Putin. Insomma, ogni tassello di costa è prezioso e alimenta giochi di potere sulla pelle di Paesi poverissimi: un risiko che va avanti con capovolgimenti di fronte e trame nell’ombra.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





