
Inflazione Banca Centrale Europea al 3,4%: l’eurozona rischia la stagflazione?
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base l’11 giugno 2026, portandoli al 2,25%. È il primo rialzo dal 2023, quando l’istituto di Francoforte aveva invece imboccato la strada opposta,...
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Ecco gli ultimi aggiornamenti dai mercati delle attività digitali: La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base l’11 giugno 2026, portandoli al 2,25%. È il primo rialzo dal 2023, quando l’istituto di Francoforte aveva invece imboccato la strada opposta, tagliando progressivamente il costo del denaro nella convinzione che l’inflazione si stesse normalizzando verso il 2%. Oggi, quella convinzione appare lontana anni luce.
Punti chiave L’11 giugno 2026 la BCE ha alzato i tassi al 2,25%, primo rialzo dal 2023. L’inflazione nell’area euro è attesa al 3,0% nel 2026, con un picco del 3,4% nel terzo e quarto trimestre, trainata dai prezzi dell’energia. La crescita del PIL dell’eurozona per il 2026 è stata rivista al ribasso allo 0,8%.
Dinamiche di mercato
L’escalation del conflitto in Medio Oriente — con gli attacchi di USA e Israele all’Iran il 28 febbraio 2026 — è all’origine delle perturbazioni energetiche. Bank of America prevede uno o due ulteriori rialzi nel ciclo attuale; la BCE esclude tagli nel breve termine. La BCE aumenta i tassi per contrastare l’inflazione in crescita La presidente Christine Lagarde ha annunciato la mossa in modo diretto: la BCE non può ignorare un’inflazione che si allontana stabilmente dal target.
Rialzare il costo del denaro in un momento in cui l’economia europea cresce a malapena è una scelta scomoda, ma — nelle parole implicite dell’istituto — necessaria. Primo rialzo dal 2023: cosa significa per la politica monetaria Dal 2023 a oggi la traiettoria della BCE era stata univoca: tassi in discesa, liquidità abbondante, supporto alla ripresa. Quel ciclo è ufficialmente chiuso.
Il rialzo dell’11 giugno segna un cambio di fase reale, non una correzione tecnica. Secondo le analisi di Bank of America, le proiezioni di giugno della BCE sono risultate coerenti con le aspettative di mercato per due o tre ulteriori aumenti nel ciclo attuale. Gli economisti della banca si attendono un nuovo rialzo già a luglio, anche se il recente calo dei prezzi del petrolio — legato agli sviluppi diplomatici in Medio Oriente — potrebbe spostare l’intervento a settembre o generare una pausa temporanea.
Impatto sui mercati
Sul più lungo periodo, BofA prevede che la BCE inizi ad allentare la politica nel 2027, con i tassi che potrebbero scendere di nuovo verso il 2%. La BCE punta i riflettori sui rischi legati ai prezzi dell’energia Le previsioni di giugno 2026 dell’istituto parlano chiaro. L’inflazione HICP — l’indice armonizzato dei prezzi al consumo — è attesa al 3,0% per il 2026, mezzo punto sopra la stima di marzo e un intero punto percentuale sopra il target ufficiale.
Il picco è previsto al 3,4% nel terzo e quarto trimestre del 2026, alimentato quasi interamente dall’energia. La Commissione europea aveva già lanciato segnali analoghi: il 21 maggio 2026 aveva alzato la propria previsione di inflazione per l’anno al 3,0%, riducendo contestualmente la stima di crescita allo 0,9%. Dati convergenti che disegnano uno scenario di pressione strutturale, non episodica.
L’escalation in Medio Oriente e le pressioni inflazionistiche sull’eurozona Il detonatore dell’attuale crisi si può datare con precisione: il 28 febbraio 2026, quando attacchi coordinati di USA e Israele contro l’Iran hanno colpito infrastrutture energetiche strategiche, interrompendo le catene di fornitura petrolifera. Quello shock si è trasmesso rapidamente ai prezzi del greggio e, da lì, alle bollette e ai distributori di carburante europei. Disruption energetica: come si trasmette all’economia reale Il meccanismo di trasmissione è diretto.
Questo cambiamento continua a plasmare il panorama delle attività digitali.



