
Infrastrutture, la lezione del Pnrr. “Risorse, tempi certi e visione”
Leggi in app Seguici su Discover Infrastrutture, la lezione del Pnrr. “Risorse, tempi certi e visione” di Rosaria Amato Il viceministro Rixi: “Le grandi opere non devono esser espressione di una maggioranza”. Menta...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Seguici su Discover Infrastrutture, la lezione del Pnrr. “Risorse, tempi certi e visione” di Rosaria Amato Il viceministro Rixi: “Le grandi opere non devono esser espressione di una maggioranza”. Menta (Rfi): “Il nuovo piano convogli i fondi ordinari verso obiettivi mirati e strategici” 07 Luglio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Perché il Pnrr abbia un futuro, ha sottolineato il viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Edoardo Rixi, servono visione e volontà chiara e unitaria del Paese, «come quando si fecero le autostrade negli anni ’60 e ’70».
Intervenendo ad A&F Live, il talk di Affari&Finanza sulle infrastrutture, Rixi ha fatto l’esempio del Terzo Valico dei Giovi, al quale, ha confessato, aveva dedicato a suo tempo la tesi di laurea: «Non è possibile che opere che dovevano essere inaugurate 15 anni fa riusciremo a realizzarle solo in questi anni con il Pnrr». Il viceministro ha anche rivendicato la mole dei lavori gestiti dal Mit, risorse per 42 miliardi di euro, pari al 22% del Piano. Ma per proseguire su questa strada il Paese deve crederci: «Le infrastrutture non possono esser visione di un partito o di una maggioranza», ha ribadito.
I dettagli
A&F LIVE: Il dossier speciale «Il Pnrr ci lascia in eredità oltre 100 miliardi di investimenti per ammodernare le nostre reti, e la capacità di usare i fondi pubblici che in passato le amministrazioni non avevano», ha confermato Raffaele Oriani, dean Luiss Business School. Fondamentale anche «l’aver concentrato i tempi di realizzazione degli investimenti - ha aggiunto Aristide Police, docente di diritto amministrativo della Luiss Guido Carli - grazie alla leva dell’obbligo di restituzione dei finanziamenti in caso di mancata realizzazione degli investimenti». Leva da considerare anche per il futuro, per evitare di tornare a un passato in cui «completare una grande opera come un elettrodotto comportava 10-12 anni, di cui soltanto 18 mesi relativi al cantiere», ha rilevato Giuliano Frosini, docente della Luiss Business School.
Il viceministro Rixi Il viceministro Rixi ]] C’è anche una questione di risorse, che va affrontata nel modo coretto. «Non c’è scarsità di capitali sui progetti: per attrarli è necessario proporre loro rischi congrui, con mitigazione degli effetti regolatori e normativi che i capitali privati non sono disponibili ad assorbire», ha assicurato Nicola Porcari, head of Structured Finance BPER Corporate & Investment Banking. «La fine graduale del Pnrr non autorizza a diminuire l’impegno nazionale e europeo negli investimenti» neanche per Emanuele Veratti, senior partner di Bain & Company: «Il flusso di spesa può restare sostenuto a patto di confermare le procedure rapide e virtuose del Pnrr», ha aggiunto.
Pensa positivo anche Lucio Menta, direttore Investimenti di Rete ferroviaria italiana (Rfi). A suo parere, un “Pnrr 2” può nascere dalle ceneri del primo.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





