
Intelligenza artificiale, un reato e poco più: il magro bilancio agli atti del Parlamento
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Intelligenza artificiale, un reato e poco più: il magro bilancio agli atti del Parlamento di Serenella Mattera Cosa è stato fatto fino a ora dal governo per regolare il nuovo universo dominato dalle big tech? 28 Maggio 2026 Aggiornato alle 12:58 3 minuti di lettura Questo è il numero di giovedì 21 maggio 2026 della newsletter La verità, vi prego. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Un nuovo reato, per contrastare il fenomeno dei deepfake. A domandarsi cosa abbia fatto finora il Parlamento italiano nel vastissimo e ingovernato campo dell’intelligenza artificiale, la risposta più facile è questa. Nel solco dell’impostazione data dal governo all’intera legislatura - reati, reati, reati - è stato inserito nel codice penale (su proposta di Giorgia Meloni e Carlo Nordio) un articolo, il 612 quater, che punisce con il carcere da uno a cinque anni chi fa danno ad altri pubblicando o diffondendo immagini, video o voci alterati con l’intelligenza artificiale in modo da sembrare reali.
I dettagli
Un intervento che appare sacrosanto. Ed è la norma bandiera di una legge, approvata lo scorso settembre, che prova a dare un quadro nazionale coerente con l’AI act, il regolamento europeo in vigore in tutti i Paesi dell’Unione. Ma a scavare tra le disposizioni, si finisce per perdersi.
Tra principi generali, autorità nazionali, tutela del diritto d’autore e tre deleghe legislative (su disciplina dei dati, adeguamento dell’ordinamento all’AI act, norme contro gli usi illeciti dell’intelligenza artificiale) che il governo deve ancora attuare. Restano agli atti ventotto lunghi articoli approvati con il vincolo dell’invarianza finanziaria, cioè senza la possibilità di spendere soldi. Per capirci: senza investire un euro in più.
“Non basta regolare l’intelligenza artificiale: va disarmata e resa ospitale”, scrive papa Leone nell’enciclica Magnifica humanitas, pubblicata lunedì 25 maggio. Da lì nasce la curiosità che anima questa newsletter: che stanno facendo Parlamento e governo italiano se non per disarmare, almeno per regolare il nuovo universo dominato dalle big tech? La risposta però, bisogna ammettere, non è chiarissima.
Cosa dicono gli esperti
C’è la legge quadro di cui si diceva in premessa, senza nuove risorse, firmata dal governo e approvata dal Parlamento (con il sì della maggioranza, il no dell’opposizione). C’è un miliardo di fondi già gestiti da Cassa depositi e prestiti che l’esecutivo stima possano essere annoverati tra quelli utilizzabili per progetti nel campo dell’AI (ma non sembra esserci un vero e proprio piano industriale). Ci sono quattro indagini conoscitive (due ultimate, due in corso) delle commissioni parlamentari per valutare l’impatto delle nuove tecnologie in campi che vanno dal lavoro, alla giustizia, alle infrastrutture.
Non c’è più – c’era nelle ultime due legislature – un intergruppo sull’innovazione.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





