
La mediazione del Qatar e l’apertura di Teheran resta il nodo del nucleare
Leggi in app La mediazione del Qatar e l’apertura di Teheran resta il nodo del nucleare di Gabriella Colarusso Sul tavolo il memorandum di una pagina con 60 giorni di tregua per negoziare sull’uranio. Ipotesi Svizzera...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app La mediazione del Qatar e l’apertura di Teheran resta il nodo del nucleare di Gabriella Colarusso Sul tavolo il memorandum di una pagina con 60 giorni di tregua per negoziare sull’uranio. Ipotesi Svizzera per la stretta di mano finale L'ascolto è riservato agli abbonati premium 12 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Trump fa Trump, annunciando un accordo che definisce “praticamente fatto” senza averlo ancora firmato. Gli iraniani fanno gli iraniani, frenano, ironizzano: «Ancora una volta, l’Iran costringe Trump a fare “Taco”», a tirarsi indietro, proclama Tasnim, l’agenzia di stampa vicina ai pasdaran, ridicolizzando i piani americani per prendere l’isola di Kharg.
Epperò qualcosa si è mosso davvero nell’estenuante negoziato per porre fine alla terza guerra del Golfo e un’intesa potrebbe davvero arrivare, limitata: un memorandum di una pagina con 3-4 punti che lascia a future trattative la questione nucleare. È successo nella notte tra martedì e mercoledì, quando gli americani hanno deciso di rispondere col fuoco all’abbattimento di un Apache e a Doha è scattata l’allerta rossa. L’emiro al Thani ha inviato immediatamente una delegazione a Teheran.
I dettagli
Alla guida, c’era il re delle trame e degli accordi qatarino: Ali Al-Thawadi, ministro senza un proprio ministero ma con grande influenza a corte, l’uomo che ha portato i mondiali in Qatar e che lo scorso settembre era nello studio Ovale accanto a Trump per organizzare la telefonata di scuse di Netanyahu all’Emiro, dopo che Israele aveva bombardato Doha. Al Thawadi ha negoziato con Araghchi, il capo della diplomazia iraniana, fino a tarda notte. Finora era stato il Pakistan il paese guida nella mediazione, ma è a Doha che è conservata una parte del tesoro iraniano, circa 6 miliardi dei fondi congelati che Teheran vorrebbe indietro subito alla firma di un’intesa.
L’Iran stima in 100 miliardi i suoi beni bloccati all’estero, tra Qatar, Corea del Sud, Iraq, Cina, India e Giappone. Nelle scorse settimane, l’emirato aveva avanzato una proposta per sbloccare i soldi ma condizionandone l’uso a scopi umanitari, formula che aiuterebbe Trump a far digerire l’accordo al Congresso e agli americani e Teheran a recuperare il primo gruzzolo. La notte della trattativa è servita innanzitutto a definire un meccanismo condiviso su questo punto, condizione irrinunciabile per la Repubblica islamica.
L’altro chiarimento è arrivato sulle modalità della riapertura di Hormuz, scrive Axios, condizione questa irrinunciabile per Washington. A sera inoltrata, ieri, gli iraniani facevano trapelare che l’accordo è vicino perché gli Stati Uniti «hanno accettato il testo proposto» da Teheran. Trump assicurava che nell’intesa la Repubblica islamica si impegna a non dotarsi mai dell’atomica.
Ognuno vende la sua mercanzia. Mojtaba Khamenei () Bisognerà capire i contenuti definitivi del testo, ma secondo gli osservatori meglio informati si tratta di un patto limitato per congelare il conflitto e riaprire Hormuz.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





