
L’Italian job di Wimbledon è quasi perfetto
Leggi in app L’Italian job di Wimbledon è quasi perfetto di Claudio Giua La rubrica Monday’s Net 02 Luglio 2026 alle 22:21 3 minuti di lettura A presentazione della quarta giornata dei Championships, il sito dell’AELTC...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app L’Italian job di Wimbledon è quasi perfetto di Claudio Giua La rubrica Monday’s Net 02 Luglio 2026 alle 22:21 3 minuti di lettura A presentazione della quarta giornata dei Championships, il sito dell’AELTC sfoggiava stamattina il titolo “The Italian Job”. Attenzione, non è una cortesia nei nostri confronti: l’espressione richiama infatti nell’immaginario collettivo d’oltremanica l’omonimo film del 1969 (che da noi circolò con il titolo “Un colpo all’italiana”), commedia d’azione con Michael Caine su una rapina di lingotti d’oro a Torino organizzata da una squinternata banda di criminali inglesi. All’inizio “italian job” indicava soltanto un colpo audace, seppur caotico e male organizzato; con il passare degli anni ha finito per definire gergalmente qualsiasi lavoro pasticciato, in linea con il cliché anglosassone dell’inefficienza e dell’improvvisazione mediterranee.
Per fortuna il tennis azzurro contribuisce a dimostrare quanto l’“italian job” sia affidabile e di alta qualità. Merito soprattutto di Jannik Sinner (a Cesare va sempre dato il dovuto) e oggi anche di Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini, Flavio Cobolli e Jasmine Paolini, che si sono conquistati l’accesso al terzo turno, affiancando così il numero 1 ATP, che aveva provveduto all’uopo già ieri. All’ora di pranzo il torinese, allenato adesso da Vincenzo Santopadre, ha ragione del canadese Gabriel Diallo, 24 anni, ATP 88, che l’anno scorso si era presentato a Wimbledon dopo il clamoroso exploit sull’erba di ‘s-Hertogenbosch, dove aveva conquistato il titolo battendo Zizou Bergs in finale.
I dettagli
Dicono che il campo 14, sul quale si affaccia la balconata occupata da tutte le troupe televisive, porti bene agli italiani: chissà se è vero. Resta il fatto che Lollo, 31 anni, numero 69 del mondo, esce vivo da una maratona di 4 ore e 22 minuti, tre tiebreak, un match point annullato e la sensazione ricorrente che ami complicarsi la vita per il gusto di raddrizzarla. Perde il quarto set al fotofinish, 8-6 al tiebreak, poi nel quinto cambia passo e prende il largo.
Il percorso verso il 7-6 4-6 7-6 6-7 6-2 definitivo ci segnala come l’allievo di Santopadre ritrovi la lucidità a Church Road solo nel quinto set, quando il match sta esaurendo tempi e spazi: è il Sonego delle imprese epiche. Al terzo turno lo aspetta l’americano Taylor Fritz, 27 anni, sesta testa di serie del torneo. A metà pomeriggio va in scena il ritorno di Matteo Berrettini nella Centre Court, sul campo dove nel 2021 aveva giocato la finale con Novak Djokovic.
Al romano bastano quattro set, 6-4 7-5 3-6 6-3 in 2 ore e 54 minuti, per eliminare Arthur Fils, 22 anni, numero 24 del mondo e 1 di Francia. The Hammer forza appena può (“ma la mia qualità migliore è l’accortezza tattica”, rivendicherà più tardi con i giornalisti) e sblocca il primo set con un break al settimo game, poi mantiene il controllo nel secondo parziale, soffre nel terzo quando Fils accorcia, infine rimette ordine con il servizio nel quarto.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





