
L’orgoglio ucraino di Kostyuk. Bolelli-Vavassori e lo spirito di squadra italico
Leggi in app L’orgoglio ucraino di Kostyuk. Bolelli-Vavassori e lo spirito di squadra italico di Claudio Giua Marion Bartoli abbraccia Marta Kostyuk Al Roland Garros emozionano le parole di Marta dopo la vittoria contro...
Russia — Trump and Putin will meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L’orgoglio ucraino di Kostyuk. Bolelli-Vavassori e lo spirito di squadra italico di Claudio Giua Marion Bartoli abbraccia Marta Kostyuk Al Roland Garros emozionano le parole di Marta dopo la vittoria contro la connazionale Svitolina. Il doppio azzurro in semifinale 02 Giugno 2026 alle 21:11 2 minuti di lettura Spigolature roland-garrosiane.
Sono le 9 quando, appena sveglio (Matteo Arnaldi aveva felicemente tenuto in piedi noi cronisti fino alle 3 di notte), apro il mio sito di riferimento, che ovviamente è Repubblica, e leggo questo titolo: “Massiccio attacco russo contro l’Ucraina, almeno 18 i morti tra cui un bambino. Evacuati villaggi nella regione di Kharkiv”. Così, cinque ore più tardi mi emoziono quando sento Marta Kostyuk, che ha appena eliminato la connazionale Elina Svitolina, pronunciare in campo parole rotte dal pianto ma nettissime: “Abbiamo avuto una notte difficile a Kyiv, tantissimi i morti.
I dettagli
Quindi dedico questo match al popolo ucraino e alla sua resilienza. Applaude il popolo del Philippe-Chatrier. L'abbraccio a fine match tra Kostyuk e Svitolina () Mi sarebbe piaciuto vedere la smorfia sul viso di Vladimir Putin, se mai qualcuno gli ha mostrato il video con l’orgoglio ostentato da Marta e le centinaia di bandiere gialle e azzurre che coprivano le tribune del centrale del Roland Garros.
E farebbe una gran figura la russa Mirra Andreeva se pronunciasse otto parole, “sono vicina a Marta e alla sua gente”, prima di affrontarla giovedì, in semifinale. Kostyuk, 24 anni a fine mese, ha interrotto la serie positiva di dieci match sulla terra rossa di Svitolina, 31 anni, trionfatrice su Coco Gauff un paio di settimane fa a Roma. Dopo essersi presa con autorevolezza il primo set e ceduto il secondo per colpa di qualche pecca di troppo al servizio, la quindicesima testa di serie del torneo ha visto volar via, tra break e controbreak, i primi cinque game del terzo parziale.
Poi, tenuto il suo turno di battuta sul 3-2, Kostyuk si è toccata la tempia con l’indice, ha incassato tredici degli ultimi quattordici punti e allungato fino al traguardo del 6-3 2-6 6-2, raggiunto in un’ora e 49 minuti. Nel primo pomeriggio nel bar riservato alla stampa internazionale sento un collega che dice: “Oggi liberi tutti, non ci sono italiani da seguire”. Non replico ma mi chiedo: Bolelli e Vavassori hanno forse cambiato nazionalità?
Poco dopo, mentre il tetto trasparente del Suzanne-Lenglen viene colpito da un fortunale di quelli che flagellano l’isola di Ouessant, sono lì a seguire un altro episodio della saga della coppia bolognese-torinese, che sa come s’intrattiene il pubblico: tenendo alta la tensione. I loro avversari per l’accesso alla semifinale sono un ceco potentissimo, Petr Nouza, classe 1998, e un austriaco veloce e intelligente, Neil Oberleitner, 1999. Un duo sconosciuto ai più ma noto a Vavassori, che ce ne ha parlato l’altro ieri: “Temo Nouza, che ha un servizio devastante”.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





