
Nevo: “Credo nel dialogo, mi vergogno di Ben-Gvir. A Israele serve una svolta”
Leggi in app Nevo: “Credo nel dialogo, mi vergogno di Ben-Gvir. A Israele serve una svolta” di Anna Lombardi (eikon) Lo scrittore: “Non credo nei boicottaggi, ma nel dialogo e nella democrazia. Do voce a chi nel mio...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Nevo: “Credo nel dialogo, mi vergogno di Ben-Gvir. A Israele serve una svolta” di Anna Lombardi (eikon) Lo scrittore: “Non credo nei boicottaggi, ma nel dialogo e nella democrazia. Do voce a chi nel mio Paese vuole la pace” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 14 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura BOLOGNA – Non credo nei boicottaggi e nelle messe a bando.
Ma nel dialogo, nella democrazia, nel potere dell’empatia e nel confronto. Penso alla crisi degli ostaggi, che ha smosso profondamente le emozioni degli israeliani. Non è stata risolta dalla guerra: ma dalle trattative».
I dettagli
Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, ieri a Bologna, ospite al Festival delle Idee de La Repubblica preferisce non commentare l’aspetto personale della petizione per escluderlo dal Festival letterario “Il Libro Possibile”. Ma l’autore di romanzi come “La simmetria dei desideri”, “Nostalgia”, “Le vie dell’Eden” — senza dimenticare “Tre Piani” e “Legami”, trasformati in film da Nanni Moretti — dice chiaro come la pensa: «Non credo nel cancellare, ammutolire, imbavagliare. Ma nell’importanza del confronto come mezzo per risolvere i conflitti.
Sono in Italia perché voglio dar voce alla parte di società israeliana che crede nella pace. E passo alla prima persona: Io credo nella pace». Lunedì ci siamo svegliati con l’incubo di un ritorno alla guerra ad alta intensità.
Ci ritroviamo a parlare di un accordo di pace che potrebbe essere firmato presto. «Dopo questi tre anni orribili, dobbiamo dire basta alle tragedie: agli spargimenti di sangue, alle violenze. Mettere un punto a un trauma che riguarda israeliani, palestinesi, libanesi.
Cosa dicono gli esperti
E il solo modo per risolvere i conflitti è negoziare. Ci ho sempre creduto». Guardate a come avete ricostruito l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale: 80 anni fa eravate tragicamente nemici.
Ora collaborate sul piano finanziario e culturale, avete abbattuto i confini. E pensate all’Irlanda, altro violentissimo conflitto, tormentato da bombe e uccisioni: anche quello sembrava destinato a non risolversi mai. E poi la guerra fra Egitto e Israele: mio padre l’ha combattuta nel 1973.
Se all’epoca qualcuno gli avesse detto che un giorno saremmo stati amici dell’Egitto, avremmo potuto andare nel Sinai, stringerci la mano, sorriderci, avrebbe risposto: è impossibile. È la Storia a dirci di avere speranza per il futuro».
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





