
Palazzo Chigi sfrutta l’esclusione per rilanciare l’asse con gli Usa
Leggi in app Palazzo Chigi sfrutta l’esclusione per rilanciare l’asse con gli Usa di Lorenzo De Cicco (ansa) I dubbi sul formato E3, a cui si sarebbe preferito l’E5, cioè con Italia e Polonia più Bruxelles rappresentate...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Palazzo Chigi sfrutta l’esclusione per rilanciare l’asse con gli Usa di Lorenzo De Cicco (ansa) I dubbi sul formato E3, a cui si sarebbe preferito l’E5, cioè con Italia e Polonia più Bruxelles rappresentate al tavolo negoziale L'ascolto è riservato agli abbonati premium 08 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Giorgia Meloni è la grande assente nella foto di Downing Street. Come non c’era un anno fa sul treno per Kiev, dove si accomodò lo stesso terzetto, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz, mentre l’opposizione ricordava che quando l’inquilino di Palazzo Chigi era un altro, Mario Draghi, l’Italia era nel blocco di testa europeo a difesa dell’Ucraina. Presente, pure sul convoglio diretto nel paese in guerra di Volodymyr Zelensky.
A Palazzo Chigi non si rammaricano troppo, almeno formalmente. C’è la convinzione che a questo tipo di riunioni manchi l’interlocutore chiave per sbloccare l’impasse del conflitto russo-ucraino, gli Stati Uniti. Meloni stavolta non è stata invitata.
I dettagli
Ma nella sua cerchia c’è chi sostiene che questa esclusione non sia necessariamente un male: essere fuori da questa iniziativa, su cui non è chiaro l’orientamento della Casa bianca, può evitare di compromettere ulteriormente i rapporti con Donald Trump, già burrascosi da un paio di mesi. Anche perché, viene fatto notare, manca appena una settimana al vertice del G7 ad Evian, nell’Alta Savoia francese. Ufficialmente, fonti di Palazzo Chigi minimizzano l’assenza, o meglio l’esclusione: quello di Londra è il solito raduno dell’E3, che da sempre si coordina sull’Ucraina.
Discorso diverso, per il governo italiano, è invece pensare di trasformare questo formato ristretto (Gran Bretagna, Francia e Germania) nell’interlocutore «europeo» al tavolo di trattative tra Mosca e Kiev, quando ci si arriverà. Per l’esecutivo di Roma, l’opzione minima è che a trattare sia un format più largo, l’E5, che include sia l’Italia che la Polonia. E naturalmente la commissione europea, che non può essere tagliata fuori.
Sottotraccia e senza ovviamente i crismi degli statement ufficiali, c’è però il timore che qualcuno stia lavorando in questa direzione. Se il terzetto anglo-franco-tedesco fosse al tavolo, da solo, per conto del vecchio continente, per l’Italia sarebbe uno smacco. Con Merz, Meloni si sentirà a breve: si sta organizzando una call allargata al belga Bart De Wever.
Cosa dicono gli esperti
Non si discuterà di guerra, ma di competitività, in vista del Consiglio Ue. Ci sono ragioni anche di politica interna, dietro al posizionamento di Meloni su Kiev. La Lega teme la concorrenza a destra della nuova creatura politica di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, che spinge smaccatamente per riaprire il dialogo con Putin.
L’esecutivo sin qui ha sempre continuato a garantire pubblicamente il sostegno a Kiev, ma lontano dai riflettori, gli aiuti all’Ucraina stanno via via diminuendo.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





