
Queste siamo noi. Interviste a Daniela Hamaui, Kicca Menoni, Cristina Guarinelli e Valeria Palermi
il primo numero del 21/5/1996 con Stella Tennant. culture interviste 21.05.2026 Queste siamo noi. Interviste a Daniela Hamaui, Kicca Menoni, Cristina Guarinelli e Valeria Palermi d ha debuttato in edicola il 21 maggio...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. il primo numero del 21/5/1996 con Stella Tennant. culture interviste 21. 2026 Queste siamo noi.
Interviste a Daniela Hamaui, Kicca Menoni, Cristina Guarinelli e Valeria Palermi d ha debuttato in edicola il 21 maggio del 1996 e in pochi numeri ha saputo conquistare il cuore delle lettrici. Merito di una linea editoriale unica, lontanissima dai cliché dei settimanali femminili. Ne parlano qui le quattro direttrici che si sono date il cambio al timone a cura di Mara Accettura 9 minuti di lettura Listen Share Nel 1994 la Repubblica mette in campo l’ipotesi di fare uscire insieme al quotidiano un femminile.
I dettagli
“Dissi subito all’amministratore delegato Marco Benedetto che l’ennesimo settimanale “per lei” sarebbe stato inutile. Ce ne erano già tantissimi”, ricorda Daniela Hamaui, che ideò D (ai tempi con la maiuscola) con Enrico Regazzoni. “L’unica possibilità era fare un giornale di grandi contrasti: da una parte servizi di moda molto alti, che non spiegavano alle lettrici come vestirsi ma aprivano una finestra su quello che succedeva in quel momento nella moda, dall’altra un’attualità molto forte.
Una terza parte sarebbe stata invece di rubriche. Avevamo fatto un sondaggio tra le lettrici di Repubblica, il 99% sosteneva di non leggere i femminili e che non avrebbe comprato un nuovo l’allegato. La sfida era fare qualcosa che non c’era”.
Christy Turlington, il 6/5/1997 Come venne accolto il progetto? “Benedetto si rese conto che la moda e la bellezza intorno ai femminili potevano essere un bacino pubblicitario interessante. All’epoca quei brand non acquistavano pagine sui quotidiani.
Cosa dicono gli esperti
Avere una testa d’ariete in quel mondo poteva essere importante. Mi presentò al principe Caracciolo con cui parlammo dei massimi sistemi e a Eugenio Scalfari che mi diede l’ok. Purtroppo ci fu una crisi degli investimenti pubblicitari per cui dovemmo rimandare di un anno.
Alla fine del ’95 andai a New York per ingaggiare Fabien Baron come art director. Accelerammo tantissimo e praticamente andammo in edicola col numero zero”. E apriste con… “Un reportage di Renata Pisu che si chiamava Donne di confine.
Il confine era quello tra Palestina e Israele e le donne erano quelle che cercavano un dialogo all’interno di una zona molto conflittuale. All’epoca non si facevano gli esteri sui femminili. L’attualità era legata alla famiglia, ai figli, alle relazioni, ai problemi di lavoro”.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.



