
RepIdee, Roberto Saviano: “La cronaca nera distoglie l’attenzione: ritroviamo la responsabilità”
Leggi in app RepIdee, Roberto Saviano: “La cronaca nera distoglie l’attenzione: ritroviamo la responsabilità” di Sara Scarafia Lo scrittore ospite della nostra seconda serata in piazza Maggiore: “L’opinione pubblica può...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app RepIdee, Roberto Saviano: “La cronaca nera distoglie l’attenzione: ritroviamo la responsabilità” di Sara Scarafia Lo scrittore ospite della nostra seconda serata in piazza Maggiore: “L’opinione pubblica può trasformare la realtà: e lo fa quando sceglie. Ai governi piacciono i casi efferati perché spostano l’interesse altrove” 13 Giugno 2026 Aggiornato alle 23:56 2 minuti di lettura BOLOGNA – “Essere legati a un giornale significa essere legati all’attenzione. Significa capire quotidianamente a cosa concedere il proprio tempo”, dice Roberto Saviano a una Piazza Maggiore gremita nella seconda serata di Repubblica delle Idee a Bologna.
In dialogo con Annalisa Cuzzocrea, strappando un applauso dopo l’altro, lo scrittore scuote le coscienze. “Sapete perché ci interessiamo così morbosamente all’omicidio di Chiara Poggi? Perché il caso Garlasco ci deresponsabilizza.
I dettagli
La cronaca nera non ci chiede di mettere in discussione noi stessi. La domanda è: chi è stato?. Non: che cosa abbiamo fatto?
Che cosa abbiamo fatto lasciando annegare quasi cento persone al largo di Cutro «con 35 bambini morti tra le onde mentre gridavano mamma». Cosa abbiamo fatto dimenticando in fretta l’orrore di Amendolara, con quattro braccianti arsi vivi perché avevano detto di no a un sopruso. “In Chiara Poggi ci riconosciamo: potrebbe essere la nostra vicina di casa, un’amica, una cugina.
Invece una storia di miseria, di violenza, di persone bruciate vive, una storia che dovrebbe aggrovigliarci lo stomaco, non ingaggia quella parte di noi che deve scegliere da che parte stare. Quella parte di noi che deve studiare per capire fino in fondo le cose”. Se il sentimento del Paese fosse nella piazza di RepIdee, forse non potrebbe esistere un leader politico «che usa la parola remigrazione.
Che non esiste: perché la parola è deportazione”. E come sempre accade al nostro festival, una serata si lega all’altra costruendo un racconto unico; mentre Saviano parla, riecheggia l’emozione che due sere fa ha commosso la platea mentre l’attore Lino Guanciale raccontava la storia di Alì, il bambino scappato dall’Afghanistan che ha dovuto inventarsi una vita dopo aver perso tutto.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





