
Russell Crowe: “Il gladiatore 2 ha fallito perché ha scordato il nucleo morale del primo film”
Leggi in app Russell Crowe: “Il gladiatore 2 ha fallito perché ha scordato il nucleo morale del primo film” dalla nostra inviata Arianna Finos Russell Crowe (ansa) A Taormina, l’attore ripercorre i ricordi legati al...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Russell Crowe: “Il gladiatore 2 ha fallito perché ha scordato il nucleo morale del primo film” dalla nostra inviata Arianna Finos Russell Crowe (ansa) A Taormina, l’attore ripercorre i ricordi legati al blockbuster, critica il sequel, difende il cinema in sala e invita il pubblico a diffidare del carisma del potere 14 Giugno 2026 alle 07:30 4 minuti di lettura Russel Crowe scatena a Taormina un graditissimo inferno. Barba bianca, capelli scuri raccolti in un codino, una forma fisica che smentisce i sessant’anni, anche se lui scherza sugli acciacchi dell’età, e gli occhiali per leggere il testo in italiano che ha preparato per la serata al Teatro Antico. Il divo australiano è accolto, nella quarta giornata del Film Festival, da una folla di persone dentro e fuori dal palazzo, ammiratori a caccia di selfie a cui si presta con evidente piacere, e poi un incontro con il pubblico scintillante.
Crowe è in forma, spiritoso, capace di ridere di sé, dei tendini che scricchiolano e dei vent’anni che separano Massimo Decimo Meridio dall’uomo che siede oggi davanti a una platea siciliana “mi dicono ci sono molti studenti, ma devono essere cresciutelli, vedo molte teste bianche in platea”, scherza. È qui per ritirare il Premio alla Carriera e per presentare Bear Country di Derrick Borte — thriller con Aaron Paul, Nina Dobrev e Luke Evans, in alcune arene estive dal 10 al 18 agosto e in sala dal 26 agosto con 01 — ma l’incontro riguarda tutto: innanzitutto il Gladiatore e il sequel sbagliato “perché ha perso l’etica”, Netflix, l’Unabomber, Highlander, gli stunt, l’affetto per Gabriele Muccino e Padri e figlie (è intensissimo, all’epoca non ebbe un sostegno promozionale adeguato, andatelo a cercare sulle piattaforme”), e l’italianissima citazione di una canzone di Ultimo. Sul set del Gladiatore: “Ero fottutamente pazzo” Quando racconta il 1999, il set di Ridley Scott, i primi giorni davanti a centinaia di cavalli, dozzine di catapulte, seicento soldati romani e quattrocento barbari, Crowe confessa uno sbicottimento.
I dettagli
Veniva da produzioni da trenta, quaranta milioni di dollari — L. Confidential, The Insider — e si trovò su un film da centotré. “Era gigantesco”, racconta.
La fisicità era totale e a chi gli chiede quanti stunt abbia fatto senza controfigura dice. “Quello che vedete in ogni minuto del film sono io”. L’unica eccezione riguarda una scena: una controfigura montata su una macchina che viene sbalzata via a circa cento miglia all’ora e cade così violentemente da spaccarsi la faccia e tagliarsi il naso.
“Io ho quel taglio sul naso per tutto il resto della sequenza. Non perché me lo fossi fatto io. È perché quel tizio è caduto dal cavallo in quel modo.
Mi sono detto: sta bene, funziona, lasciamolo così”. Ora confessa di rimpiangere di non aver accettato consigli sui rischi del mestiere. “il consiglio non fare tutto da solo, avrei dovuto ascoltarlo.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





