
Seveso 50 anni dopo: “Salviamo il bosco cresciuto sulla diossina”
la storia Leggi in app Seguici su Discover Seveso 50 anni dopo: “Salviamo il bosco cresciuto sulla diossina” dalla nostra inviata Brunella Giovara SEVESO, LAVORI DI 'DECORTICAZZIONE' NELLA ZONA INQUINATA DALLA DIOSSINA...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. la storia Leggi in app Seguici su Discover Seveso 50 anni dopo: “Salviamo il bosco cresciuto sulla diossina” dalla nostra inviata Brunella Giovara SEVESO, LAVORI DI 'DECORTICAZZIONE' NELLA ZONA INQUINATA DALLA DIOSSINA USCITA DALLA DITTA ICMESA ANNO 1977 (De Bellis/de Bellis, SEVESO - 1977-04-15) p. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma) Ritorno nella cittadina della Brianza, teatro nel 1976 di una delle più gravi catastrofi ecologiche della storia italiana 09 Luglio 2026 alle 00:00 3 minuti di lettura Seveso (Monza) Si cammina su un’erba soffice, tra i fiori e le api, e intorno ci sono alberi. Altissime querce, questo è un posto magnifico e persino “magico”, dice la giardiniera Elisabetta, che rincalza piantine e si lamenta della siccità.
“Qui c’è un’energia, perché la natura ci offre tanto”. E si sale sulla collina, ogni tanto si inciampa in un tombino di ghisa, ed eccoci in cima, sotto i nostri piedi dorme una delle discariche più grandi d’Europa, ed è il segreto di Seveso. Seveso, uguale diossina.
I dettagli
Due nomi per sempre intrecciati. E questa è la “vasca” di Seveso, non la vediamo ma c’è, e ci sono i pozzetti per le ispezioni dei tecnici della Regione Lombardia, che controllano lo stato delle cose. Cinquant’anni dopo, era il 10 luglio 1976.
Cinquant’anni dopo, arriva il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno preciso a rendere omaggio alla tenacia di una città di 24mila abitanti che è sopravvissuta alla prima catastrofe ecologica del secolo scorso. Non ci furono morti, ma 240 persone — bambini soprattutto — attaccate dalla cloracne, che ustionava la pelle e lasciava cicatrici orrende. Non morirono gli umani, ma gli animali, e questa collina su cui camminiamo è anche la tomba di oltre 80mila animali, vacche, cavalli, molti furono abbattuti nella fretta di non saper cosa fare, e cani e gatti, galline, e i selvatici, le volpi e uccelli a migliaia, che cadevano a terra, morti.
Su un’area enorme, le scavatrici portarono via fino a mezzo metro di terreno contaminato, che finì qui sotto. Quelle della zona A, la più colpita dalla nube tossica, abbattute. Le macerie seppellite, e con esse anche le macchine utilizzate per la distruzione.
Cosa dicono gli esperti
E tutto quello che contenevano. I mobili, gli elettrodomestici, la biancheria e i vestiti e i ricordi di una vita, le fotografie, i quaderni di scuola, i libri. Duecentomila metri cubi di materiale contaminato.
Si abbatté e seppellì anche la fabbrica con tutti i suoi macchinari. L’Icmesa, di proprietà svizzera, prima Givaudan, poi Hoffmann La Roche. Produceva chimica, sostanze farmaceutiche, fino al mezzogiorno del 10 luglio 1976.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





