
Speleologo incastrato a 120 metri di profondità, soccorsi al lavoro
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Speleologo incastrato a 120 metri di profondità, soccorsi al lavoro di Federico Gottardo Un'immagine di repertorio di operazioni di soccorso in grotta È accaduto nel Cuneese: il giovane, ventenne, è rimasto ferito a un piede 31 Maggio 2026 Aggiornato alle 21:10 2 minuti di lettura Il gruppo di speleologi era partito per esplorare la “grotta dei cinghiali volanti”, un antro profondo più di 120 metri a Garessio, nel Cuneese. Erano arrivati praticamente al fondo quando uno di loro, un ventenne residente in Liguria, è rimasto incastrato sotto una roccia che probabilmente si è staccata da una delle pareti: a quanto risulta, il ragazzo è rimasto ferito a un piede e non è in grado di risalire sulle sue gambe. Per liberarlo sono partiti gli esperti del soccorso alpino da Piemonte, Liguria e Lombardia, insieme a medici e tecnici disostruttori, specializzati nell’allargamento di strettoie nelle grotte.
Ma il recupero dello speleologo sarà lungo e continuerà anche nella giornata di lunedì. L’allarme è scattato intorno alle 17 di oggi. Cioè quando, dopo l’incidente, gli altri esploratori sono usciti dalla grotta e hanno chiamato il 112.
I dettagli
Il soccorso alpino piemontese ha allestito una prima squadra di soccorsi, che nel giro di un’ora sono arrivati alla frazione Pianbernardo e poi al luogo dell’incidente (a circa 1. Poi si sono calati e hanno lavorato fino a tarda sera per raggiungere il ferito, stabilizzarlo e allestire una linea telefonica via cavo per mantenere un contatto costante con l’esterno. Ma serviranno altre ore per riportare lo speleologo in superficie, proprio perché bisognerà ampliare gli stretti cunicoli che portano fino a 120 metri di profondità: si tratta di un intervento delicato, soprattutto a causa della profondità e delle caratteristiche dell’ambiente sotterraneo in cui è rimasto bloccato il ventenne ferito.
L’intervento ricorda da vicino quello concluso con il lieto fine tra il 20 e il 21 luglio dell’anno scorso, quando servirono 24 ore per liberare Marco Massola, speleologo di 62 anni. La mattina era partito, insieme ai suoi compagni del gruppo speleologico del Cai di Lanzo, per esplorare l’abisso “Paperino” di Ormea, a 1. 870 metri di quota sulle montagne cuneesi (a pochi chilometri di distanza dalla grotta dei cinghiali volanti, scoperta nel 2007 in una zona caratterizzata da oltre 600 cavità censite tra grotte, pozzi e grandi sistemi sotterranei).
Massola era davanti a tutti, all’imbocco di un pozzo, quando è stato colpito alla testa da una roccia pesante almeno 40 chili. Il masso gli aveva spaccato il casco, che probabilmente gli aveva salvato la vita. C’erano poi voluti oltre 50 soccorritori per organizzare il recupero e raggiungerlo.
Poi era stata allestita una tenda riscaldata e condizionata, dove il ferito era stato stabilizzato e monitorato da due sanitari specializzati in soccorso medicalizzato in ambiente ipogeo.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





