
Sprint legge elettorale in aula il 26 giugno. “Forzatura della destra”
Leggi in app Sprint legge elettorale in aula il 26 giugno. “Forzatura della destra” di Giovanna Vitale La maggioranza presenta il Melonellum bis, protesta il centrosinistra: “Temono la sconfitta”. Donzelli (FdI):...
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Sprint legge elettorale in aula il 26 giugno. “Forzatura della destra” di Giovanna Vitale La maggioranza presenta il Melonellum bis, protesta il centrosinistra: “Temono la sconfitta”. Donzelli (FdI): “Accolte anche loro proposte” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 28 Maggio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Ha fretta, il centrodestra.
Sulla legge elettorale Giorgia Meloni ha ordinato di accelerare, vuole chiudere alla Camera prima della pausa estiva, e la maggioranza esegue: infischiandosene delle opposizioni e persino delle più elementari regole istituzionali. È quel che racconta il film della giornata parlamentare, a tratti surreale. Al mattino il nuovo testo, messo a punto dalla coalizione di governo dopo non poche contorsioni interne, deve ancora essere depositato in commissione Affari costituzionali — impegnata da settimane a discutere la proposta presentata a febbraio — quando la conferenza dei capigruppo stabilisce di portare il 26 giugno in aula il Melonellum bis: riscritto, ma ancora fantasma.
I dettagli
«Una forzatura inaccettabile, state umiliando il Parlamento», protesta all’unisono il centrosinistra. Deciso a impedire l’ennesimo blitz di una maggioranza «ossessionata dal tema di cambiare le regole del gioco per paura di perdere le elezioni», attacca la presidente dei deputati Pd Chiara Braga. «Non sappiamo ancora se ci sarà il doppio turno o no, se ci saranno le preferenze, abbiamo fatto una discussione generale su un testo che verrà cambiato, è assurdo», si ribella Marco Grimaldi di Avs.
«È la prima legge elettorale fatta con i comunicati stampa», rincara il collega 5S Riccardo Ricciardi: «Non possiamo tollerare un metodo di questo tipo». Che peraltro si sa già dove va a parare: «La trattano come fosse un decreto per poter contingentare i tempi», accusa Riccardo Magi di +Europa, convinto che il piano della destra sia studiato per far decadere gli emendamenti della minoranza. Chiara la richiesta, condivisa da tutti i progressisti: in presenza di un articolato diverso, l’iter in Affari costituzionali deve ripartire daccapo.
Il clima è infuocato. La Commissione sospende i lavori e viene riconvocata nel tardo pomeriggio, quando finalmente il centrodestra — in fondo all’ennesima lite fra alleati — deposita il Melonellum bis. Fissando tempi strettissimi: il 3 giugno brevi audizioni e adozione del testo base il giorno successivo.
Nel frattempo Giovanni Donzelli, il fratello regista dell’operazione, provoca: «Non venite a dire che è una mancanza di rispetto del ruolo vostro e del Parlamento», col nuovo provvedimento «abbiamo voluto accogliere anche le esigenze espresse dalle opposizioni», nonostante «non vi siate seduti al tavolo». E perciò pronti, almeno a parole, a cambiarlo: «Non è inemendabile, purché non venga stravolto». Immediata la replica: «È ridicolo sostenere che il nuovo testo della maggioranza tenga conto delle osservazioni delle opposizioni.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





