
Stefania Auci: “Contro l’odio psicologi nelle scuole per aiutare i ragazzi”
Leggi in app Stefania Auci: “Contro l’odio psicologi nelle scuole per aiutare i ragazzi” di Mario Di Caro - La scrittrice e insegnante: “Niente poliziotti, bisogna formare i docenti sui rischi del web” 02 Giugno 2026...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Stefania Auci: “Contro l’odio psicologi nelle scuole per aiutare i ragazzi” di Mario Di Caro - La scrittrice e insegnante: “Niente poliziotti, bisogna formare i docenti sui rischi del web” 02 Giugno 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura «Macché metal detector, nelle scuole servono psicologi e insegnanti preparati sui pericoli del web». Stefania Auci, scrittrice da best seller con la sua saga dei Florio e insegnante di sostegno in un istituto alberghiero di Palermo, ha le idee chiare su come correre ai ripari dopo il caso del ragazzino di 12 anni di San Vito Lo Capo che ha tentato di accoltellare il suo professore: «È inutile demonizzare Internet, c’è bisogno di esperti del mondo digitale, di incontri con la polizia postale, di formazione degli insegnanti». Ma come si è arrivati a questo baratro dei ragazzi che vanno a scuola armati?
«Secondo me i sintomi del disagio risalgono a un bel po’ di tempo fa: già durante il Covid c’è stata una sorta di implosione dell’emotività, i ragazzi chiusi nelle loro stanze hanno trovato uno sfogo nei social meno canonici sui quali noi adulti siamo del tutto impreparati. I ragazzi approdano con facilità in luoghi pericolosi del web e lì rimangono nudi di fronte a pressioni come la violenza, un certo tipo di maschilismo, di odio nei confronti delle donne e degli immigrati. E non parlo di casi isolati, ma di un sistema che sta cominciando a mandare segnali».
I dettagli
E di questi segnali ne parlate con le famiglie degli alunni? «Le famiglie, così come noi insegnanti, spesso non se ne accorgono, non sento di doverle colpevolizzare. Ci sono ragazzi che passano notti intere a chattare, a navigare su Internet.
Ce n’era uno che si addormentava in classe per questo motivo, la madre lavorava fino a tardi, rientrava a casa a mezzanotte e non se ne rendeva conto. Si crea un buco nero intorno ai 10-11 anni, quando un ragazzino comincia a cambiare e le famiglie non sono più in grado di seguirli in certi percorsi». Ma a lei è capitato di avere in classe un alunno armato?
«Quello della mia scuola è un quartiere difficile, è capitato che qualcuno sia venuto armato di coltello ma senza mai tirarlo fuori. Noi, certamente, non possiamo perquisire i ragazzi». Quali possono essere le soluzioni?
Cosa dicono gli esperti
«La presenza di più psicoterapeuti, per esempio: professionisti competenti a cui chiedere se dobbiamo preoccuparci quando notiamo qualcosa di anomalo. È inutile mettere un poliziotto davanti alla porta, serve uno psicologo in classe. Ci sono ragazzini che soffrono di crisi di panico, uno spazio safe sarebbe utile in questi casi.
E poi bisogna fare formazione specifica per gli insegnanti: se devo difendermi da qualcosa devo sapere come farlo». «Sarebbe giusto che i ragazzi e i docenti si trovino a parlare in maniera concreta, ma gli insegnanti devono avere cognizione di causa. Noi sappiamo quali sono i rischi di una piattaforma di gioco come Roblox dove ti ritrovi a giocare con uno sconosciuto?
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





