
Su Hormuz un conflitto di logoramento
Leggi in app Su Hormuz un conflitto di logoramento di Maurizio Molinari Lo stretto di Hormuz fotografato da un drone () L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Maggio 2026 alle 00:01 3 minuti di lettura Il...
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Su Hormuz un conflitto di logoramento di Maurizio Molinari Lo stretto di Hormuz fotografato da un drone () L'ascolto è riservato agli abbonati premium 29 Maggio 2026 alle 00:01 3 minuti di lettura Il braccio di ferro tra Donald Trump e Mojtaba Khamenei su una bozza di accordo dai contenuti imprecisi è lo specchio della guerra d’attrito che tiene banco nel Golfo da quando Washington e Teheran hanno deciso il cessate il fuoco dopo il conflitto. Nel Grande Medio Oriente che si estende da Gibilterra al Kyber Pass i conflitti di attrito sono un momento nel quale si saggiano e consumano gli equilibri di forza fra nemici giurati che, per una ragione o per l’altra, non hanno interesse a uno scontro frontale. Dopo l’umiliazione della guerra dei Sei Giorni del 1967, l’Egitto di Nasser inizia subito una guerra d’attrito contro Israele lungo il Canale di Suez il cui unico intento è riguadagnare l’onore perduto.
Dal 1980 al 1988 l’Iraq di Saddam e l’Iran di Khomeini si scontrano senza interruzione con missili e armi chimiche arrivando a sommare almeno un milione di morti. Senza consentire a nessuno di potersi dire vincitore ma per legittimarsi a vicenda come paladini della faida dell’Islam fra sunniti e sciiti. Fra il 2001 ed il 2021 i talebani combattono contro la Nato per convincerla che non può prevalere, proprio come in precedenza gli era riuscito contro l’Urss dal 1979 al 1989.
I dettagli
Lungo i confini del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario conduce dal 1975 contro il Marocco una guerra di logoramento sostenuta dall’Algeria così come in Yemen il conflitto fra clan e tribù inizia nel 2014 e, nonostante le affermazioni degli Houthi, non accenna a finire. E a ben vedere lo stesso conflitto araboisraeliano, che ha oltre un secolo di vita, può essere letto come una contesa sulla terra che attraversa le generazioni. Tanti e tali precedenti dimostrano che nel deserto le guerre servono spesso a logorare l’avversario perché i confini si spostano assieme alle dune, le vittorie consentono allo sconfitto di risollevarsi ed a prevalere è sempre chi resiste, sopravvivendo non solo alla ferocia del nemico ma anche all’usura del tempo.
Se il conflitto fra Washington e Teheran è divenuto una guerra d’attrito è perché somma caratteristiche che lo assimilano sempre più ad un duello nel deserto. La Repubblica islamica dichiara guerra al “Grande Satana” sin dalla rivoluzione nel 1979 e la conduce a colpi di attentati e conflitti per procura al fine di obbligarlo ad abbandonare il Medio Oriente. I presidenti americani reagiscono con politiche alterne, sovrapponendo negoziati e guerre segrete, ma Trump è il primo a tentare l’affondo militare: prima eliminando nel 2020 Qassem Soleimani, regista dell’egemonia iraniana, e poi bombardando Teheran con il dichiarato intento di distruggere il programma nucleare e l’evidente auspicio di rovesciare il regime.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





