
Venezuela: pancake building, prevenzione scadente e costruzioni informali. Ecco perché tanti crolli
Leggi in app Venezuela: pancake building, prevenzione scadente e costruzioni informali. Ecco perché tanti crolli di Alessia Candito () In Cile, Giappone e Messico si sono verificati terremoti anche più forti senza che...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Leggi in app Venezuela: pancake building, prevenzione scadente e costruzioni informali. Ecco perché tanti crolli di Alessia Candito () In Cile, Giappone e Messico si sono verificati terremoti anche più forti senza che ci fossero crolli 26 Giugno 2026 alle 13:48 3 minuti di lettura Edifici anche di quindici piani collassati uno sull’altro. Piani come strati di una torta millefoglie che diventano una trappola per chi cerca di scappare.
Nelle immagini che arrivano dal Venezuela devastato da una doppia scossa di terremoto sono ormai una costante. Negli Usa li iniziano a chiamare “pancake building”, perché le case che crollano su se stesse, con i pilastri e i muri portanti sbriciolati, sembrano proprio una torre delle frittelle tipiche della colazione americana. Ma non c’è nulla di dolce, perché sono trappole: i piani collassano rapidamente uno sull’altro, non lasciando il tempo di uscire alla gente che cerca di fuggire.
I dettagli
In più difficilmente si creano delle nicchie in cui ripararsi in attesa dei soccorsi. Analizzando le immagini che arrivano da La Guaira e confrontandole con quelle precedenti al momento del crollo, la Cnn ha identificato almeno quindici edifici con le medesime caratteristiche. “In una situazione del genere – dice all’emittente nordamericana il professore dell’Università centrale della Florida Necati Catbas – anche i soccorsi sono molto difficili e sono necessarie squadre altamente specializzate, perché è altissimo il rischio di nuovi crolli”.
E si apre il dibattito sul perché in altri Paesi come Cile, Messico o Giappone, che anche nel passato recente hanno affrontato eventi sismici di pari o anche superiore intensità, non sia successo nulla del genere. O in ogni caso, non in così ampia scala. Certo, premette il professore dell’Università del Cile Rubén Boroschek, confrontare i terremoti rischia di essere sempre fuorviante perché bisogna considerare diversi fattori: il tipo di sisma, la vicinanza delle zone abitate da ipocentro e epicentro, la densità dell’area colpita.
Altra variabile da considerare è il tipo di terreno su cui vengono tirati su gli edifici, suggeriscono i sismologi. Tuttavia, spiega Boroscheck, ci sono degli elementi che di certo possono essere valutati. Primo, “l’abitudine” dei territori ad affrontare gli eventi sismici.
Cosa dicono gli esperti
In Messico e Cile, dove è stato registrato il terremoto più forte della storia, con magnitudo 9,5, che la terra tremi è una costante. Questo ha significato l’adozione di una normativa molto rigida già all’inizio del ‘900, con impone condizioni e criteri estremamente precisi nella costruzione degli edifici. “I nostri edifici sono pieni di muri antisismici.
Si può tagliare il muro alla base e molto probabilmente l'edificio rimarrà in piedi. Se si fa lo stesso con gli edifici a travi e pilastri, che sono molto comuni in Venezuela, il crollo è molto probabile”, afferma il docente cileno parlando con El Paìs.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.




