
World university ranking, nessun ateneo italiano tra i primi 100: “Anni di finanziamenti inadeguati”
Leggi in app World university ranking, nessun ateneo italiano tra i primi 100: “Anni di finanziamenti inadeguati” di Viola Giannoli La Sapienza è 129esima, seguita da Padova e Milano. Nella classifica globale trionfa...
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app World university ranking, nessun ateneo italiano tra i primi 100: “Anni di finanziamenti inadeguati” di Viola Giannoli La Sapienza è 129esima, seguita da Padova e Milano. Nella classifica globale trionfa Harvard e continua a crescere la Cina 01 Giugno 2026 alle 06:01 1 minuti di lettura Nessuna università italiana è tra le prime cento al mondo. Anzi, quasi otto su dieci perdono, rispetto allo scorso anno, terreno.
In un contesto globale di aumentata competizione nel campo della formazione, l’Italia non tiene il ritmo dei finanziamenti e delle performance. Questo racconta l’ultima edizione della classifica Global 2000 del Center for World University Rankings (CWUR), (Cwur), pubblicata sul sito cwur. L’elenco, che misura istruzione, occupabilità, corpo docente e ricerca, conferma il primato mondiale di Harvard per il 15esimo anno consecutivo, seguita dalle solite Mit, Stanford, Cambridge e Oxford.
I dettagli
Ma consolida pure nuove geografie accademiche mondiali, con la Cina che continua a crescere. Già lo scorso anno, per la prima volta, aveva superato gli Stati Uniti, comunque padroni indiscussi del podio, come Paese con il maggior numero di atenei presenti tra i primi duemila. Colpa di Donald Trump, dei tagli ai finanziamenti federali e delle controversie sulla libertà accademica e di espressione.
Ma torniamo all’Italia. A guidare la truppa delle sessantasei università italiane in classifica c’è la Sapienza di Roma, appena benedetta dal Papa, che si piazza 129esima, quattro posizioni indietro rispetto allo scorso anno. Secondo chi redige il ranking, al di là dei singoli risultati, è il quadro nazionale a essere motivo di preoccupazione, poiché l’Italia fatica a competere con i rivali a livello mondiale, con il 79 per cento delle università in calo.
Il trend è lo stesso dello scorso anno quando a perdere punti era l’80 per cento degli atenei. Nel dettaglio: nelle prime 2000 posizioni, tredici università italiane migliorano rispetto al 2025 (a esempio Firenze, Cattolica e Trento), una mantiene la sua posizione (la Federico II) e cinquantadue scendono. Il principale fattore di declino, scrivono gli estensori della classifica, è la performance nella ricerca, in un contesto di crescente competizione globale da parte di istituzioni meglio finanziate.
Cosa dicono gli esperti
La Sapienza, ad esempio, cala negli indicatori di istruzione, corpo docente e ricerca. L’Università di Padova perde quattro posizioni scendendo al 182esimo posto, mentre l’Università di Milano scende di tre posizioni al 194esimo, davanti all’Alma Mater di Bologna al numero 208 e all’Università di Napoli Federico II al 243. La top ten tutta italiana si completa con l’Università di Torino (245), Firenze (273), Pisa (293), Genova (294) e Pavia (335).
Secondo Nadim Mahassen, presidente del Cwur, “il declino delle università italiane riflette anni di finanziamenti inadeguati e la svalutazione della scienza e dell’istruzione come beni pubblici”.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





