
Agguato allo Stato, 50 anni fa il sacrificio di Vittorio Occorsio
É passato mezzo secolo, eppure il fragore di quei colpi non è dimenticato, non solo da chi lo udì e lo visse, ma anche dalle nuove generazioni alle quali è stato raccontato. Erano i colpi sparati da quel mitra che,...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: É passato mezzo secolo, eppure il fragore di quei colpi non è dimenticato, non solo da chi lo udì e lo visse, ma anche dalle nuove generazioni alle quali è stato raccontato. Erano i colpi sparati da quel mitra che, esattamente cinquant'anni fa, strapparono la vita al magistrato Vittorio Occorsio; ma erano anche i colpi dell'attacco allo Stato che quel giorno arrivò dal terrorismo nero e che, al pari del terrorismo rosso, il Paese, alcuni anni dopo, seppe respingere, mettendo alle spalle la strategia della tensione e gli anni di piombo. Era la mattina del 10 luglio 1976 quando, in una strada tranquilla del quartiere Africano, a Roma, prese forma l'agguato.
Una Fiat 124 parcheggiata contromano, due persone a bordo, un uomo che scese dall'auto, trentadue colpi che non solo uccisero il magistrato, ma vollero colpire ciò che rappresentava: lo Stato, la giurisdizione, la legge. Prima di fuggire i sicari lasciarono sul cadavere alcuni volantini con la rivendicazione dell'omicidio, firmato Ordine Nuovo, organizzazione terroristica di estrema destra extraparlamentare. Vittorio Occorsio aveva 47 anni: a ucciderlo fu Pierluigi Concutelli, militante di Ordine Nuovo - "il comandante" militare del movimento - con la complicità di Gianfranco Ferro.
I dettagli
Quel gruppo neofascista, che il magistrato aveva contribuito a far sciogliere nel 1973 applicando la legge Scelba, lo considerava un nemico da eliminare. Concutelli - arrestato nel 1977, condannato all'ergastolo e morto a Roma nel 2023 - non ha mai cercato attenuanti: "Sono stato l'unico ideatore di quella azione. Mandante ed esecutore", scriverà anni dopo, rivendicando il delitto come un atto politico.
La carriera di Occorsio era stata un percorso speso tra i misteri della storia della Repubblica. Era stato il primo magistrato a indagare sulla strage di piazza Fontana, negli anni Settanta aveva seguito le piste della Banda dei Marsigliesi, ricostruendo i sequestri di persona che avevano scosso l'Italia. Aveva individuato i legami tra criminalità organizzata, massoneria deviata, ambienti politici e terrorismo nero.
Fu tra i primi a occuparsi della loggia P2, e aveva lavorato sul golpe Borghese, intuendo che dietro le trame eversive si muovevano poteri occulti capaci di condizionare la vita democratica del Paese. Ad un collega e amico, Ferdinando Imposimato, aveva confidato una convinzione che oggi suona come una analisi lucida della strategia della tensione: "Dietro i sequestri ci sono organizzazioni massoniche deviate e naturalmente esponenti del mondo della politica. Tutto questo serve a seminare terrore per spingere gli italiani a chiedere un governo forte.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.





