
Cinquant'anni dall'incidente di Seveso, 'dal male può nascere il bene'
"Dal male può nascere il bene, dal dramma la speranza e la fiducia nella vita. E' questo il messaggio che darò davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella": a cinquant'anni esatti dall'incidente di Seveso...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. "Dal male può nascere il bene, dal dramma la speranza e la fiducia nella vita. E' questo il messaggio che darò davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella": a cinquant'anni esatti dall'incidente di Seveso Giuseppe Cassina rivendica quanto è stato fatto dopo quella che è considerata una delle più grandi tragedie ambientali al mondo per evitare che cose simili possano ripetersi. Il prossimo 10 luglio lui, che all'epoca era assessore e poi divenne sindaco della cittadina brianzola negli anni delicati della ricostruzione dal 1980 al 1985, interverrà alla cerimonia davanti al Capo dello Stato nel bosco delle Querce, il parco sorto nella zona più inquinata dalla diossina uscita dall'Icmesa, dove furono rase al suolo le case, rimossa la terra, abbattuti tutti gli alberi, tranne uno.
Il grande pioppo dove venerdì si svolgerà un flash mob prima delle cerimonia nella tensostruttura con i discorsi della sindaca Alessia Borrioli e del presidente della Lombardia Attilio Fontana. Con Cassina interverrà anche Giuliana Zorzi, che proprio il 10 luglio 1976 compì 18 anni. "Viveva nella zona più inquinata e la sua casa fu demolita" spiega l'ex sindaco.
I dettagli
37 del 10 luglio 1976 quando un guasto in un reattore nello stabilimento Icmesa di Meda, al confine con Seveso, causò a fuoriuscita di diossina. "Non è stato un fatto clamoroso subito, come un terremoto. Ci sono stati giorni di silenzio" ricorda Cassina.
Dalla fabbrica non diedero l'allarme dicendo cosa era veramente successo, ma si iniziarono a registrare anomalie: animali morti (alla fine 80 mila secondo la stima dell'Enpa che per ricordarli sarà presente alla cerimonia), prati ingialliti e poi le ustioni sulla pelle, soprattutto dei bambini, la cloracne. "Noi abbiamo saputo cosa fosse accaduto otto o nove giorni dopo e quando è emersa la gravità del fatto ci siamo preoccupati di tutelare le persone e abbiamo messo in secondo piano le preoccupazioni personali" dice. Il 26 luglio, quindi più di due settimane dopo l'uscita della diossina, venne l'ordine di evacuazione per chi abitava vicino alla fabbrica.
Cassina, senza alcuna protezione, accompagnò personalmente la pattuglia dei carabinieri che informava la gente che doveva lasciare casa. "A loro era stato detto di prendere solo il minimo necessario, nella prospettiva di rientrare a breve ma quelle persone non sono mai rientrate" ricorda. Sono state portate al residence Leonardo da Vinci di Bruzzano, poi altri evacuati a inizio agosto al Motelagip ad Assago.
"Questa gente aveva casa, giardino, orto, animali domestici e di punto in bianco si è trovata in una camera di albergo". E però questa tragedia non ha provocato solo male a tanti, è servita per creare una coscienza ambientale e una legislazione conseguente, a partire dalla direttiva Seveso.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





