
Estate e caldo, perchè in ufficio bisogna bere di più
Con l'arrivo dell'estate il tema dell'idratazione torna al centro dell'attenzione, una sfida che riguarda principalmente la quantità di acqua consumata quotidianamente, soprattutto nei luoghi di lavoro dove l'accesso a...
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Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Con l'arrivo dell'estate il tema dell'idratazione torna al centro dell'attenzione, una sfida che riguarda principalmente la quantità di acqua consumata quotidianamente, soprattutto nei luoghi di lavoro dove l'accesso a punti acqua adeguati rimane spesso una criticità. Con l'aumento delle temperature, il fabbisogno di liquidi cresce sensibilmente, eppure l'idratazione continua a essere una delle abitudini più trascurate. Secondo una recente ricerca Ipsos per Culligan quasi 8 lavoratori su 10 non si idratano a sufficienza in ufficio e la maggior parte ammette di dimenticarsi regolarmente di bere.
A influire su queste abitudini non sono solo la distrazione e i ritmi di lavoro concitati, ma anche la scarsa accessibilità ai punti acqua. Ulteriormente critica è la situazione negli ambienti climatizzati, che favoriscono una forma di disidratazione "silenziosa": la sensazione di sete diminuisce, ma la perdita di liquidi continua, con possibili ripercussioni su energia, concentrazione e benessere generale. "L'acqua è il nutriente più abbondante e indispensabile del nostro organismo ed è coinvolta in ogni processo fisiologico: regola la temperatura corporea, favorisce la digestione e contribuisce alla protezione di organi vitali come reni e cervello," sottolinea Silvia Ambrogio, nutrizionista.
I dettagli
"Una corretta idratazione è fondamentale a tutte le età, ma diventa ancora più importante durante i periodi più caldi. Anche una lieve disidratazione può influire negativamente su concentrazione, umore e performance lavorativa. Per questo è importante bere con regolarità, senza aspettare lo stimolo della sete: un gesto semplice che può fare una grande differenza per il benessere quotidiano.
" Accanto alla quantità, cresce tuttavia sempre più l'attenzione verso un altro aspetto fondamentale: la qualità di ciò che beviamo ogni giorno. Il 76% degli italiani si dichiara infatti preoccupato per la qualità e la sicurezza dell'acqua che beve, indicando tra le principali fonti di timore la presenza di calcare, microplastiche e altre sostanze contaminanti. Una sensibilità crescente che si accompagna anche a una maggiore consapevolezza dell'impatto ambientale associato al consumo di acqua in bottiglie di plastica.
"L'acqua del rubinetto, anche quando rispetta i parametri previsti dalla normativa, può contenere tracce di contaminanti invisibili come PFAS e microplastiche," conferma Giorgio Temporelli, esperto in tecnologie per il trattamento dell'acqua e divulgatore scientifico. "Questi inquinanti emergenti rappresentano una sfida concreta per la salute pubblica e richiedono soluzioni di filtrazione sempre più evolute. " In questo contesto, la qualità percepita dell'acqua gioca un ruolo decisivo sul comportamento dei consumatori.
Gusto, odore e sicurezza influenzano direttamente i consumi: quando l'acqua è filtrata, fresca e gradevole da bere, la quantità assunta tende ad aumentare sensibilmente.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





