
Il G8 25 anni dopo, in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani diventa memoria per Fakir e Gaza
L’anniversario Leggi in app Seguici su Discover Il G8 25 anni dopo, in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani diventa memoria per Fakir e Gaza di Matteo Macor (bussalino) A Genova la commemorazione della morte del...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. L’anniversario Leggi in app Seguici su Discover Il G8 25 anni dopo, in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani diventa memoria per Fakir e Gaza di Matteo Macor (bussalino) A Genova la commemorazione della morte del manifestante negli scontri del luglio del 2001. Claudia Pinelli, la figlia di Pino: “Ogni volta si pensa sia l’ultimo morto per mano dello Stato, ma non è così” 21 Luglio 2026 alle 00:01 2 minuti di lettura Chiedono di «attualizzare le lotte», le analisi e i rilanci dell’anniversario, ma per dare forza alla memoria del G8 di Genova 25 anni dopo basta molto meno, bastano – c’è chi le chiama – «le ferite aperte di questo mondo». Così racconta il giorno del ricordo della morte di Carlo Giuliani, in quella piazza Alimonda che ogni luglio viene (re)intitolata a colpi di pennarello sulla targa al manifestante ucciso negli scontri seguiti alle cariche delle forze dell’ordine del 20 luglio del 2001.
Una commemorazione per oltre mille persone, nella piazza simbolo della repressione di allora, dove la richiesta di ogni anno – «Mai più» – diventa pure più urgente nelle cronache di giornata. Da Bologna, per prima, la notizia della mobilitazione per chiedere giustizia per Abderrahim Fakir, il 42enne morto sotto casa durante un’intervento di polizia. «Un altro morto nelle mani dello Stato», è l’appello, «che non possiamo dimenticare».
I dettagli
Il silenzio delle 17 e 27, l’ora esatta dello sparo del carabiniere Mario Placanica che 25 anni fa uccise Carlo Giuliani, è così forse l’unica, vera chiamata del passato. «Il senso di questa giornata è duplice», spiega la stessa Heidi, mamma Giuliani: «da una parte si ricorda quello che è successo, dall’altra si riflette sul perché i temi di allora siano ancora tutti così tragicamente presenti oggi». Per questo viene srotolato a tutta piazza l’enorme lenzuolo bianco che riporta scritti nomi e cognomi dei 18.
457 bambini uccisi a Gaza dalle bombe israeliane. O il dramma del Pilastro a Bologna, bufera politica compresa, diventa un modo per rendere «più necessario» il ricordo di quei giorni che «brucia ancora». In piazza ci sono reduci e volti noti della storia del G8 genovese, ma anche pezzi di società civile della città, giovani collettivi, presidi studenteschi, la portavoce della Flotilla Maria Elena Delia.
C’è Vittorio Agnoletto, allora portavoce del Genoa Social Forum. Ci sono alcuni dei legali già allora in prima fila per la causa, come Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini, o Alessandra Ballerini. C’è la sindaca Silvia Salis, che celebra il ritorno di un primo cittadino alla commemorazione dopo anni e invita a «non ridurre» il ricordo agli scontri: «quella pagina di storia è stata anche la grande presa di consapevolezza di una parte di società, di ideali e proposte».
La parte più difficile da riportare alla mente, forse, nella giornata dedicata a un morto.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.



