
Il sondaggista Volkov: “Putin perde punti, i russi stanchi della guerra”
Leggi in app Il sondaggista Volkov: “Putin perde punti, i russi stanchi della guerra” di Giovanni Pigni Il direttore dell’istituto demoscopico Levada spiega il calo costante dell’appoggio: “Si deve in particolare...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Il sondaggista Volkov: “Putin perde punti, i russi stanchi della guerra” di Giovanni Pigni Il direttore dell’istituto demoscopico Levada spiega il calo costante dell’appoggio: “Si deve in particolare all’economia” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 03 Luglio 2026 alle 01:00 2 minuti di lettura Secondo gli ultimi dati del Centro demoscopico indipendente Levada, pubblicati ieri, l’indice di sostegno a Vladimir Putin è calato di cinque punti percentuali nel corso di giugno, raggiungendo il 74%, il livello più basso dall’inizio della guerra. La ragione principale, secondo il direttore Denis Volkov, è un trend graduale ma costante dovuto al deterioramento delle condizioni economiche del Paese. Quanto ritiene significativo questo calo del consenso di Vladimir Putin?
«Il calo c’è effettivamente e va avanti più o meno dalla seconda metà dello scorso anno. Sono diminuiti gli indici di gradimento non solo di Putin, ma anche del primo ministro, del governo e delle altre istituzioni. Si tratta di un fenomeno sistemico.
I dettagli
Non è un crollo improvviso, bensì un trend graduale ma persistente. Tuttavia è importante notare che prima dell’inizio del conflitto il livello di approvazione di Putin era intorno al 63%. In altre parole, l’effetto di consolidamento dell’opinione pubblica causato dalla guerra non si è ancora esaurito.
In un certo senso, quello che osserviamo oggi può persino essere interpretato come una normalizzazione. I valori vicini all’88% registrati in occasione delle presidenziali del 2024 erano chiaramente eccezionali». Quali sono le cause principali di questo calo generalizzato?
«La ragione principale è il peggioramento della situazione economica. Nei primi tre anni e mezzo del conflitto salari, opportunità e possibilità di cambiare lavoro erano generalmente aumentati. Dalla seconda metà dello scorso anno abbiamo assistito prima a un rallentamento della crescita economica, poi a una fase di stagnazione e infine a una contrazione secondo le statistiche ufficiali.
Cosa dicono gli esperti
Di conseguenza una parte della popolazione ha iniziato a perdere reddito e questo si riflette negli indici di gradimento. Naturalmente esistono anche altri fattori: il conflitto stesso, la stanchezza che esso provoca e, in misura minore, le restrizioni a Internet». Per quanto riguarda il potenziale di protesta, si registrano tendenze significative?
«Il mese scorso abbiamo osservato un leggerissimo aumento del potenziale di protesta, che però resta limitato. Molte persone pensano che protestare apertamente sia pericoloso. C’è poi un secondo elemento: la convinzione diffusa che protestare non serva a cambiare realmente le cose».
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





