
Innovare: il rischio necessario per essere aziende vincenti
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July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Una vicenda rilevante si sta delineando sullo scenario internazionale. Leggi in app Seguici su Discover Innovare: il rischio necessario per essere aziende vincenti di Giulia Cimpanelli La maggioranza di imprese ha una strategia sull’IA ma solo un pugno vede già un ritorno degli investimenti. Su questa partita si gioca il futuro 20 Luglio 2026 alle 08:00 3 minuti di lettura C’è un numero che oggi vale più di ogni slogan sull’innovazione: 188 milioni di dollari, la cifra media che le aziende più avanzate nell’intelligenza artificiale (IA) prevedono di investire nei prossimi dodici mesi, secondo la Global AI Pulse di Kpmg, condotta su oltre duemila imprese in venti Paesi. Ma il dato che dice di più è un altro: il 79% conferma che l’IA resterà una priorità anche in caso di recessione.
L’innovazione, insomma, non è più una voce di spesa comprimibile: è la condizione per restare sul mercato. IDEE PER LA CRESCITA: Tutte le transizioni È questo il filo conduttore della nuova puntata di Idee per la crescita, l’iniziativa di Affari&Finanza e Sda Bocconi dedicata questa volta all’innovazione. Insieme a Gianmario Verona, professore di Innovation Management all’Università Bocconi, si confrontano Carmelo Mariano, partner e AI Practice Leader di Kpmg, e Luca D’Agnese, direttore Investment Technology Strategy di Cdp Equity: due prospettive diverse - chi la trasformazione la disegna dentro le aziende e chi la valuta come leva di investimento - che convergono su un punto: nell’epoca dell’intelligenza artificiale innovare non è più un’opzione.
I dettagli
Chi sta sulla frontiera e chi insegue «Le aziende, di fronte all’innovazione tecnologica, non reagiscono tutte allo stesso modo», ricorda Mariano, citando il premio Nobel per l’Economia, Philippe Aghion. Da un lato le imprese vicine alla frontiera tecnologica, che non si accontentano delle innovazioni esistenti e cercano di innovare anche rispetto a sé stesse; dall’altro quelle più lontane, con produttività sensibilmente inferiore. «Le aziende più vicine alla frontiera tendono a innovare per distanziare la concorrenza», spiega, «e questo consente loro di modernizzare le strutture, conquistare quote di mercato e creare occupazione».
Il grado di maturità nell’adozione dell’IA Ma la strada resta lunga: solo l’11% delle aziende può dirsi oggi un vero “AI leader”, capace di scalare l’intelligenza artificiale nell’intera organizzazione o di adottare l’IA agentica. Da un punto di vista più esterno, quello di chi valuta le tecnologie come opportunità di investimento, D’Agnese conferma la portata del cambiamento: «L’intelligenza artificiale promette di essere una trasformazione davvero radicale del modo con cui le aziende svolgono il loro business». Le applicazioni allo studio, aggiunge, «sono davvero tantissime: sviluppo di nuovi farmaci, data center nello spazio…».
Il punto, però, non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle imprese di superare gli ostacoli per catturarne i benefici.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.




