
La ragazza della Diaz, 25 anni dopo: “Non perdono quella notte, Genova pareva una guerra civile”
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: L’intervista Leggi in app Seguici su Discover La ragazza della Diaz, 25 anni dopo: “Non perdono quella notte, Genova pareva una guerra civile” di Matteo Macor Lena Zühlke fu pestata nella scuola della macelleria messicana, da cui uscì in una maschera di sangue. “Ora sono felice, ma non dimentico. La speranza sta nelle piazze” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 21 Luglio 2026 alle 01:01 2 minuti di lettura Ora «sono felice», ci dice della sua vita Lena Zühlke, e a ripensare alla sua storia al G8 di Genova il suo sorriso vale una conquista.
Nella notte di 25 anni fa esatti, alla fine di quei tre giorni drammatici di fine luglio, questa attivista tedesca arrivata da Amburgo uscì dalla scuola Diaz in una maschera di sangue con varie costole rotte, un pneumotorace, una commozione cerebrale e un trauma psicologico che «difficilmente passerà fino in fondo». I poliziotti della “macelleria messicana”, nelle due ore interminabili dell’irruzione dentro la scuola diventata il simbolo stesso della repressione del 2001, la pestarono e trascinarono per i capelli come una preda di guerra per corridoi e scalinate. Poi la accusarono, con prove false, di far parte dei violenti del black bloc.
I dettagli
Oggi lei ha 49 anni, ammette di non averli «ancora perdonati», ricorda i colpi, gli sputi e l’umiliazione, ma in piazza Alimonda spiega di voler pensare a «tutto ciò che di buono vediamo nelle piazze». Lei è diventata suo malgrado uno dei volti di quel G8, ma come si supera un trauma del genere, a livello personale e collettivo? «Io non l’ho superata, né rimossa, non perdono e non dimentico, ma ho imparato a farci i conti.
Questa è la seconda volta che torno a Genova da quella notte. La prima, cinque anni fa, sono tornata alla Diaz. Sono entrata, ho camminato per i corridoi e la palestra, ho guardato dalla stessa finestra da cui allora vidi arrivare i poliziotti in tenuta anti sommossa, e invece di tutta quella violenza ho visto tanta gente arrivata lì per ricordare, che cantava Bella Ciao.
Ho sovrapposto i ricordi, e mi è servito per andare avanti». Quali sono i suoi ricordi più vivi, di quei giorni di 25 anni fa? «La battaglia nelle strade, le cariche, il disordine, alcuni istanti in cui ho pensato di essere finita nel mezzo di una guerra civile.
Cosa dicono gli esperti
E poi la notte nella scuola, dove ero appena arrivata. I colpi, la paura, i calci dappertutto». Pensa abbia insegnato qualcosa, quello che ha subito ed è successo a Genova nel 2001?
«Penso che con tutta quella violenza si volesse dare una lezione al movimento, allora. Un modo per far capire che una cosa del genere sarebbe potuta succedere a tutti, partecipando, impegnandosi, manifestando in piazza. Si voleva ammazzare quella partecipazione.
Però penso sia anche una lezione per noi, oggi, vedere tante persone in piazza per ricordare quei fatti, ancora in strada». In che modo, può essere una lezione per chi protestava?
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.



