
La serata parallela di Berrettini e Cobolli
Leggi in app La serata parallela di Berrettini e Cobolli di Claudio Giua La rubrica Monday’s net 30 Giugno 2026 alle 23:38 3 minuti di lettura I miei protagonisti di oggi, scelti per affezione personale, non per altro,...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app La serata parallela di Berrettini e Cobolli di Claudio Giua La rubrica Monday’s net 30 Giugno 2026 alle 23:38 3 minuti di lettura I miei protagonisti di oggi, scelti per affezione personale, non per altro, scendono in campo quando imbrunisce. Sono i romanissimi Matteo Berrettini, sulla Court numero 1, e Flavio Cobolli, sulla Court numero 2, agli estremi opposti dell’area verde e viola dell’AELTC, l’All England Lawn Tennis and Croquet Club. I match dei quasi fratelli proseguono in parallelo, e dunque faccio la spola tra gli stadi: seguo Matteo contro Stan Wawrinka dal vivo e intanto guardo Flavio contro Mariano Navone sull’iPad, e poi faccio viceversa.
Sono match che regalano emozioni a iosa, come il lunghissimo tie-break del secondo set (18-16! ) perso dallo svizzero o la rimonta subita dall’argentino quand’era avanti, anch’egli nel secondo set, 2-4 (cederà nel tie break, 7-5). O come il turno di servizio, avanti 5-4, sprecato da Matteo nel terzo set e, in perfetta sincronia, il break strappato sul 3 pari da Flavio.
I dettagli
Alle 21 londinesi il match italo-argentino viene poi sospeso per incipiente oscurità sul punteggio di 1-6 7-6 6-3 a favore di Cobolli, che da un’ora almeno ha preso a comandare con autorevolezza gli scambi. Sul campo 1 si va avanti per un’altra ora, con Berrettini che vince anche i tie-break del terzo e del quarto set: 6-7 7-6 7-6 7-6 segna il tabellone dopo quasi quattro ore e mezza di lotta. Poi comincia la festa per Stan the Man, che non giocherà più i Championships.
Oggi è anche il giorno delle nostre ragazze. La prendo però da lontano. Turandomi vieppiù il naso, nell’estate del 2023 lessi “Il mondo al contrario” dell’allora sconosciuto Roberto Vannacci.
Tra le altre amenità, il generale scriveva: “Anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli Etruschi sono giunti ai giorni nostri”. Non ho alcun motivo per ritenere che l’ex addetto militare italiano a Mosca - dove, parodiando il suo marziale incedere retorico, “è evidente” mantenga amici carissimi e generosi - abbia nel frattempo cambiato idea: oggi direbbe lo stesso di Tyra Caterina Grant, che pure ha una mamma-manager bianchissima che di cognome fa Giovinco e di nome Cinzia. Lo ripeterebbe di sicuro anche per Jasmine Paolini, che vanta un nonno ghanese e una mamma polacca.
E forse per Matteo Berrettini, che ha nonni brasiliani. Un melting pot apprezzato dalle nuove generazioni ma non dal fondatore di Futuro Nazionale, un italiano da venti generazioni che a me appare più straniero di qualsiasi disperato di Lampedusa. Invece, Tyra Grant e Jasmine Paolini fanno il loro, orgogliose di essere italianissime, romano-vigevanese la prima, lucchese la seconda.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





