
L'allarme dei ricercatori: aumenta il numero di iceberg nel mondo. La paura dell’effetto Titanic
Leggi in app L'allarme dei ricercatori: aumenta il numero di iceberg nel mondo. La paura dell’effetto Titanic di Giacomo Talignani Herbert Neufeld (Unsplash) In uno studio pubblicato su Nature gli esperti spiegano come...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app L'allarme dei ricercatori: aumenta il numero di iceberg nel mondo. La paura dell’effetto Titanic di Giacomo Talignani Herbert Neufeld (Unsplash) In uno studio pubblicato su Nature gli esperti spiegano come lo scioglimento dei ghiacciai stia portando a concause che includono il rilascio di nuovi sedimenti che alterano la vita marina e anche nuovi rischi per il traffico navale. Il glaciologo Frezzotti: “Ciò incide anche sulla riduzione della circolazione marina” 11 Giugno 2026 alle 12:06 3 minuti di lettura Mai, come in questo caso, l’espressione “la punta dell'iceberg" per raccontare un cambiamento in atto difficile da osservare e che nasconde rischi futuri è tanto azzeccata.
Uno studio appena pubblicato su Nature ci dice infatti proprio questo: dall’inizio degli anni Duemila il numero di iceberg dell’Artico è vertiginosamente aumentato e questo sta portando ad una alterazione dei fondali marini e nuovi rischi per il Pianeta. La causa è ancora una volta la crisi del clima che con le temperature a rialzo impatta sulla destabilizzazione dei grandi ghiacciai, come quelli della Groenlandia nord-orientale o di alcune aree dell’Artico russo. Le alterazioni Ghiacciai che contengono da millenni detriti, rocce, sedimenti ed elementi di vario tipo.
I dettagli
Quando però, nell’Artico che si surriscalda talvolta al triplo della velocità rispetto alla media di altre zone della Terra, avvengono distacchi e si creano nel tempo iceberg che vanno alla deriva, quest’ultimi diventano dei trasportatori di questi elementi che – con il tempo e lo scioglimento –rilasciano nelle profondità marine sedimenti creando in fondo al mare un substrato duro che diventa così nuovo habitat per la vita, alterando l’esistenza delle comunità di specie presenti nelle profondità marine. A raccontarci questo cambiamento su Nature è uno studio condotto da un team di ricerca guidato dall'Istituto Alfred Wegener e dalla Woods Hole Oceanographic Institution. Gli esperti spiegano inoltre come la crescita della presenza di iceberg stia impattando anche su pesca e traffico marino.
In particolare i ricercatori sono rimasti sorpresi però da quello che hanno osservato cinque anni fa e che ci raccontano ora nei dettagli della pubblicazione. I detriti quasi neri In una spedizione nello stretto di Fram la dottoressa Melanie Bergmann, biologa presso l'Istituto Alfred Wegener Helmholtz Centre for Polar and Marine Research (AWI), ha cominciato a notare qualcosa di insolito mentre sorvolava in elicottero una serie di iceberg. "Alcuni iceberg trasportavano quantità insolitamente grandi di detriti e dall'alto apparivano quasi neri”, ha spiegato.
Così hanno raccolto campioni delle rocce presenti sugli iceberg, “tonnellate di roccia che stavano andando alla deriva nell'Oceano Artico, a centinaia di chilometri di distanza da qualsiasi ghiacciaio”. Successive indagini hanno portato a scoprire che, anche a oltre 2. 500 metri di profondità, si potevano osservare accumuli di quelle pietre sui fondali marini.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





