
L'arbitro escluso, l'Iran, le Falkland: negli Usa il Mondiale più politico
Questo articolo fa parte dello Speciale Mondiali 2026 Il Mondiale più politico è finito con quello che avrebbe dovuto esserne l'antipasto, Spagna-Argentina. Le due campionesse d'Europa e America dovevano giocare una...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Questo articolo fa parte dello Speciale Mondiali 2026 Il Mondiale più politico è finito con quello che avrebbe dovuto esserne l'antipasto, Spagna-Argentina. Le due campionesse d'Europa e America dovevano giocare una "Finalissima" il 27 marzo in Qatar, ma qualche settimana prima l'attacco di Stati Uniti e Israele e la risposta dell'Iran hanno messo a ferro e fuoco la regione. Il recupero è andato in scena quattro mesi dopo, al MetLife Stadium, davanti all'uomo che la guerra l'ha scatenata: il presidente americano Donald Trump, vincitore del Fifa Peace Prize.
Epilogo del primo Mondiale in cui l'aggressore ha ospitato le partite dell'aggredito, che faceva base in un altro Paese, in un torneo con Qatar, Giordania, Arabia Saudita e Iraq, tutti colpiti da bombe e droni negli ultimi mesi. E alla fine ha vinto la Spagna, il Paese che più di tutti ha condannato la guerra e osteggiato la politica trumpiana. Difficile trovare una manifestazione sportiva globale così permeata dalla politica, forse le Olimpiadi di Città del Messico 1968 disputate mentre i moti studenteschi contagiano mezzo mondo, l'Urss invade la Cecoslovacchia, gli americani protestano contro la guerra del Vietnam e a Tlatelolco si contano le vittime dell'esercito messicano.
I dettagli
Di quei Giochi resta la foto del podio dei 200 metri con Tommie Smith, Peter Norman e John Carlos, tre atleti a cui quella giornata costò la carriera. Per approfondire Agenzia ANSA Mondiali: Trump si prende scena e fischi, premia la Spagna con Infantino - Mondiali 2026 - Ansa. it Prima stringe la mano a Sanchez, poi resta sul palco con i campioni per la foto (ANSA) È presto per dire cosa resterà tra 60 anni di un Mondiale che fuori dal campo è sembrato una lunga rissa da saloon.
Anche perché la Fifa, con le sue norme, ha fatto di tutto per evitare che la politica rovinasse lo spettacolo con un bagno di realtà. Come svuotare il mare con un secchiello: ha giusto costretto Haiti a cambiare la maglia che raffigurava la battaglia di Vertières del 1803 e l'omaggio ai soldati polacchi che contribuirono all'indipendenza dai napoleonici, mentre sull'attualità il proposito si è sgretolato. Forse gli studenti del futuro rivedranno il video di Lukaku che balla la Trump dance coi compagni belgi, festeggiando il 4-1 sugli Stati Uniti che avevano recuperato lo squalificato Balogun dopo una telefonata di Trump a Infantino.
Oppure recupereranno le immagini del ct egiziano Hossam Hassan, che dopo aver portato i Faraoni a uno storico ottavo di finale, sventola la bandiera della Palestina e in conferenza stampa denuncia: "Se una persona, in qualsiasi parte del mondo, non prova compassione per il popolo palestinese, allora ha perso parte della sua umanità". O scopriranno che i governi, in un pianeta pieno di guerre, trovavano il tempo di intervenire sui Mondiali.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




