
Le pensioni previdenziali delle donne sono inferiori del 34% rispetto a quelle degli uomini
Le donne che lavorano ricevono in media retribuzioni di circa un quarto più basse rispetto agli uomini, vanno in pensione più tardi e con importi inferiori. E' quanto emerge dal Rendiconto sociale dell'Inps presentato...
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Ecco le ultime notizie da tutto il mondo: Le donne che lavorano ricevono in media retribuzioni di circa un quarto più basse rispetto agli uomini, vanno in pensione più tardi e con importi inferiori. E' quanto emerge dal Rendiconto sociale dell'Inps presentato oggi secondo il quale nel 2025 l'importo medio delle pensioni previdenziali (di invalidità, vecchiaia e superstiti) è stato in media di 1. 876,1 euro lordi al mese ma per le donne è stato di 1.
491,7, inferiore del 34% ai 2. 260,6 euro medi mensili degli uomini. Nel 2024, ultimo dato disponibile, le retribuzioni medie giornaliere per i lavoratori del settore privato sono state pari a 111,1 euro per gli uomini e 82,6 per le donne, con una differenza del 25,65%.
I dettagli
La differenza negli importi tra uomini e donne per le pensioni previdenziali sfiora il 45% per gli assegni di vecchiaia dei dipendenti privati. Secondo il Rendiconto, nel 2025 le donne sono andate in pensione di vecchiaia e anticipate in media a 65,4 anni (un anno in più rispetto al 2022) e gli uomini a 64,1 anni (a fronte dei 63,7 del 2022). L'importo medio più alto è quello della Gestione dei dipendenti pubblici con 1.
940,4 euro in media per le donne e 2. 705,9 per gli uomini (2. 323,2 euro medi), settore nel quale le donne hanno carriere contributive più lunghe in media rispetto al privato.
La spesa per le pensioni è passata da 320 miliardi del 2024 ai 325 miliardi del 2025, con una crescita nominale dell'1,4%, variazione dovuta "principalmente all'indicizzazione delle pensioni in rapporto alla variazione dei prezzi al consumo". Secondo il Rapporto Assogestioni Censis c'è sfiducia dei lavoratori sia sull'importo di pensione che riceveranno sia sul momento nel quale potranno riceverlo. Oltre il 56% dei lavoratori intervistati teme di dover aspettare i 70 anni per lasciare il lavoro e oltre il 70% ritiene che l'assegno sarà inferiore al 60% della propria busta paga.
Cosa dicono gli esperti
C'è ancora scarsa conoscenza e non un adeguato ricorso alla previdenza complementare e su questo, ha detto il sottosegretario la Lavoro, Claudio Durigon il Governo è impegnato con il progetto di rafforzare gli incentivi. "L'intervento che deve fare lo Stato - ha detto - è incentivare di più la previdenza complementare come supporto al carico che avremo in futuro di minore spesa ma oggettivamente di più pensionati poveri. La previdenza complementare diventa la gamba principale di quello che sarà il futuro pensionistico".
Il dato sulle retribuzioni risente del fatto che spesso le donne ricoprono ruoli con qualifiche inferiori ma anche del part time dato che si basa sulla paga giornaliera. La differenza è massima nel settore delle attività immobiliari con il 40,1% con le retribuzioni delle donne che sono in media di 80,4 euro al giorno e quelle degli uomini di 134,3. Nel settore pubblico il divario è inferiore con 113,5 euro per le donne, inferiori del 20,5% ai 142,7 euro medi degli uomini.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





