
Le ragioni del pericolo
Leggi in app Le ragioni del pericolo di Roberto Burioni () L’hantavirus non va sottovalutato anche se non è il Covid nei contagi 11 Maggio 2026 alle 00:01 2 minuti di lettura A fine marzo un ornitologo olandese si reca...
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Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Le ragioni del pericolo di Roberto Burioni () L’hantavirus non va sottovalutato anche se non è il Covid nei contagi 11 Maggio 2026 alle 00:01 2 minuti di lettura A fine marzo un ornitologo olandese si reca in una discarica di Ushuaia, all’estremo Sud dell’Argentina. Pare che voglia osservare un uccello rarissimo, il caracara dalla gola bianca. Ma in discarica non c’è solo il caracara.
Ci sono pure — come in tutte le discariche — dei topi che lo contagiano con un hantavirus: sono virus che si trasmettono dal topo all’uomo causando una malattia molto grave. Di solito le persone infettate non trasmettono ad altri la malattia, con una sola eccezione: l’hantavirus delle Ande. Ed è proprio questo virus quello che contagia l’ornitologo, che il primo aprile si imbarca nella nave Hondius che parte dall’Argentina per fare rotta verso Capo Verde.
I dettagli
Purtroppo le cose si mettono male, l’ornitologo si ammala e l’11 aprile muore a bordo. La nave prosegue la sua navigazione fino a Sant’Elena, dove viene commessa una gravissima imprudenza: oltre alla salma, viene sbarcata anche la moglie dell’ornitologo, che divideva la cabina con lui. La signora sta già male, è febbricitante, ma nonostante questo si imbarca, insieme ad altre decine di persone, su un volo per Johannesburg, dove sale su un secondo volo per Amsterdam.
Le hostess si accorgono che la signora sta malissimo, la fanno scendere dall’aereo. Muore la mattina dopo. La nave continua il suo viaggio, altri passeggeri si ammalano, una signora tedesca muore: a oggi, oltre ai tre morti, si contano altri tre casi confermati di infezione da virus delle Ande.
La nave è arrivata oggi a Tenerife e i passeggeri sono sbarcati. Cosa dobbiamo temere? Prima di tutto dobbiamo preoccuparci del fatto che il virus non si diffonda.
Cosa dicono gli esperti
In questi giorni avrete letto ovunque che il contagio è molto difficile, ma dovete tenere presente due cose. La prima è che la nostra conoscenza del virus deriva soprattutto dall’osservazione di un episodio epidemico che ha interessato 34 persone (con 11 morti) avvenuto in un paese di circa 3000 abitanti nell’Argentina rurale. Dunque del virus delle Ande sappiamo molto poco, e non sappiamo quanto quel poco sia trasferibile a contesti differenti.
In secondo luogo i virus mutano, e possono diventare più contagiosi. Per cui bisogna sempre usare la massima precauzione. Il virus può essere stato trasmesso ai contatti.
Sono i passeggeri della nave che sono sbarcati oggi, i passeggeri dell’aereo che ha trasportato la signora malata da Sant’Elena a Johannesburg e quelli presenti nell’aereo diretto ad Amsterdam dove la malata era salita e dal quale è stata fatta scendere. Tutti questi individui devono essere isolati e controllati, perché il virus delle Ande può avere un’incubazione che arriva fino a quasi 50 giorni. Questo è cruciale, perché i virus sono facili da fermare all’inizio, ma impossibili da arrestare quando si sono diffusi.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




