
Occhetto, la svolta e la sconfitta: “Il populismo nacque nel ‘94”
Leggi in app Occhetto, la svolta e la sconfitta: “Il populismo nacque nel ‘94” di Emanuela Giampaoli (eikon) Dialogo tra l’ultimo segretario del Pci e Francesco Merlo sul palco di RepIdee: “Meglio la cultura woke che...
No Meeting by June 30 — Where will Trump and Putin meet after that?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Leggi in app Occhetto, la svolta e la sconfitta: “Il populismo nacque nel ‘94” di Emanuela Giampaoli (eikon) Dialogo tra l’ultimo segretario del Pci e Francesco Merlo sul palco di RepIdee: “Meglio la cultura woke che Trump” L'ascolto è riservato agli abbonati premium 15 Giugno 2026 alle 01:00 1 minuti di lettura Dice Achille Occhetto, scherzando, ma nemmeno troppo, di aver mutato il motto di Marx in «radical chic di tutto il mondo unitevi». E aggiunge meglio la «cultura woke che Trump e Vannacci». Dal palco dell’Arena del Sole a RepIdee, incalzato da Francesco Merlo, rivendica poi di «essere l’unico che non sa come siano fatte le sale di palazzo Chigi».
Perse le elezioni con Silvio Berlusconi appena entrato in politica e al governò non andò mai. Era il 1994, venne anche incolpato, gli ricorda Merlo, di aver indossato una giacca marrone, troppo triste. nel dibattito tv con il fondatore di FI.
I dettagli
«Se avessimo vinto le elezioni, il marrone sarebbe andato benissimo - risponde -. È lì che inizia il populismo. Siamo passati dal discorso all’immagine.
È la rivoluzione di Berlusconi, non più politica come scontro tra partiti e programmi, ma tra posture e leader». Lui quest’anno una soddisfazione però se l’è tolta. «Il 3 marzo, per il mio compleanno, il Pd ha fatto una cosa che non aveva mai fatto finora: Schlein ha riconosciuto che senza la svolta della Bolognina non ci sarebbero stati né Ulivo e né Pd.
Prodi deve ancora riconoscerlo». «Con la svolta - rivendica - ho salvato l’onore dei comunisti italiani. Siamo sempre stati diversi.
Cosa dicono gli esperti
Quando c’è stata Tienanmen, sono andato davanti alla sede dell’ambasciata cinese dichiarando che se quello era il comunismo, il comunismo era morto». È iniziata così un’altra storia, che oggi si chiama Pd in cui non si riconosce pienamente e a volte lo fa arrabbiare ma a cui guarda con interesse. «Non vorrei essere al posto della Schlein, è attaccata da tutte le parti, ma è passata dal 17 al 22%.
Spero possa portare a termine il suo compito». E pure se al governo non c’è mai andato, la sua ricetta per battere la destra la dà: «Non basta trovare dei punti comuni, bisogna dare una visione unitaria». Che per lui arriva, anche da «papa Leone, un papa politico.
Ritengo che una grande alleanza tra i principi del cristianesimo e quelli altrettanto importanti di un umanesimo laico siano l’orizzonte morale e culturale che dovrebbe avere il campo largo» conclude. Tutti in piedi in teatro per applaudire l’ultimo segretario Pci.
La vicenda è ora tra i temi più rilevanti dell’agenda globale.





