
Preferenze, nuovo round al Senato. Scontro FdI-FI sulla giustizia
Il nuovo round della legge elettorale inizierà al Senato la prossima settimana, quando - tra martedì e mercoledì - il testo varato dalla Camera dovrebbe essere incardinato nella commissione Affari Costituzionali. Il...
July 31 — İsrail x Hizbullah ile kalıcı barış anlaşması...?
Importanti sviluppi emergono sulla scena mondiale. Il nuovo round della legge elettorale inizierà al Senato la prossima settimana, quando - tra martedì e mercoledì - il testo varato dalla Camera dovrebbe essere incardinato nella commissione Affari Costituzionali. Il presidente di FdI, Andrea De Priamo, "non vede l'ora" di iniziare, nonostante anche questo secondo passaggio parlamentare non sia affatto scevro da insidie. Il nodo delle preferenze, infatti, potrebbe riproporsi anche a Palazzo Madama, dove Noi Moderati ha già annunciato una nuova proposta "per dare ridare la scelta dei rappresentanti ai cittadini".
Ancora da definire le mosse di FdI, che nell'immediato ha un'altra gatta da pelare: la ferma opposizione degli azzurri all'emendamento al decreto giustizia e immigrazione che allarga le intercettazioni: è una proposta "che favorisce la lotta alla mafia su cui FdI non accetta alcuno scambio - avverte Giovanni Donzelli -, soprattutto all'anniversario della morte di Borsellino". Ma Forza Italia non arretra e, per voce di Giorgio Mulè, punta il dito contro "una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico per noi non può passare. Non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia".
I dettagli
Al netto dei diversi posizionamenti, gli alleati di governo starebbero cercando una soluzione per non spaccarsi in commissione, dove la votazione sul testo di Fratelli d'Italia è attesa nei prossimi giorni. E, nonostante il "niet" di Donzelli, più di qualcuno suppone che la mediazione potrebbe agganciarsi proprio a quella sulle preferenze, che vede gli azzurri di Palazzo Madama osservati speciali. Qualora Giorgia Meloni, alla fine, decidesse di forzare la mano e insistere sulla modifica della legge elettorale al Senato di certo camminerebbe su terreno meno scivoloso di quello della Camera.
Qui, infatti, non essendo prevista la segretezza, un voto in dissonanza con le indicazioni del governo diventerebbe molto più difficile. Ma, una volta modificato, il testo dovrebbe comunque tornare in terza lettura alla Camera, dove si rischierebbe una caduta ancor più dolorosa della prima, anche se fosse posta la fiducia (la votazione sul provvedimento finale è distinta). Le valutazioni che circolano anche tra gli stessi meloniani sono le più diverse: c'è chi pensa che sarebbe meglio fermarsi qui, portare a casa la legge elettorale e salvare la coalizione e chi ritiene che portare la sfida fino alla fine potrebbe essere la mossa vincente, in quanto - con i vitalizi che scattano da aprile 2027 - il numero dei parlamentari disposti a mettere a rischio la legislatura nel segreto dell'urna diminuirebbe.
Al netto di questi ragionamenti preliminari, da giocatori d'azzardo, il partito non ha ancora sciolto la riserva: "Se ne discuterà", taglia corto Donzelli. E se sarà sì, saranno inevitabili nuovi tentativi di composizione tra gli alleati di governo, che magari tengano conto in parte anche delle rimostranze sulla parità di genere.
Lo sviluppo ha attirato ampia attenzione internazionale, con gli ambienti diplomatici che lo seguono da vicino.




